Cina: Due chiese consacrano i loro vescovi sotto la stessa montagna.

Due vescovi, due Cine: mentre Datong consacra in pieno giorno, Fujian ordina nell'ombra. Una Chiesa, un mistero.

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Il 31 agosto, nella chiesa cattolica del distretto di Pingcheng a Datong, circa duecento sacerdoti, suore e fedeli hanno assistito all'imposizione delle mani del vescovo Paolo Liu Honggang, ora vescovo della diocesi di Shanxi, ventuno anni dopo la morte del suo predecessore. Lo stesso giorno, a centinaia di chilometri di distanza, nella provincia del Fujian, altre mani erano già state imposte, in segreto, sul capo di almeno altri dieci uomini che erano diventati vescovi, senza telecamere, comunicati stampa della Santa Sede o fotografie ufficiali a immortalare l'evento. Due consacrazioni, lo stesso sacramento, due volti della Chiesa in Cina: uno visibile e negoziato, l'altro invisibile e clandestino. È questa coesistenza, al contempo inquietante e teologicamente feconda, che merita di essere esaminata alla luce della fede, non come un incidente diplomatico, ma come un segno dei tempi che la Chiesa sta attraversando da secoli, ogni volta che il potere temporale ha voluto interferire nella trasmissione del sacro.

Una Chiesa che avanza su due gambe

Il meccanismo dell'accordo provvisorio e la sua lenta attuazione

La parabola del vescovo Liu Honggang illustra con precisione quasi burocratica il meccanismo instauratosi dal 2018 tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese. Eletto dalla sua comunità locale il 28 aprile 2026, la sua candidatura è stata approvata da Papa Leone XIV, che lo ha nominato il 10 agosto, prima della consacrazione avvenuta il 31 agosto, presieduta dal vescovo Joseph Shen Bin di Shanghai, presidente della Conferenza Episcopale Cinese. Questa successione di tappe non è insignificante: dà sostanza, mese dopo mese, a un accordo provvisorio firmato durante il pontificato di Papa Francesco, rinnovato per altri quattro anni nel 2024, e il cui contenuto completo non è mai stato reso pubblico, né tantomeno comunicato al cardinale cinese che tuttavia siede nel Collegio cardinalizio.

Con la consacrazione di Datong, diciassette vescovi cattolici cinesi sono stati ordinati attraverso questo meccanismo dal 2018, e il terzo in soli tre mesi sotto il pontificato di Leone XIV. Questo ritmo rapido contrasta nettamente con gli oltre vent'anni di attesa che la diocesi di Datong ha dovuto affrontare prima di avere un nuovo vescovo: dalla morte del precedente vescovo, la sede era rimasta vacante per ventuno anni, un'intera generazione di cattolici cresciuta senza una figura episcopale riconosciuta da Roma. Questo contrasto tra l'attesa strutturale e la recente accelerazione rivela qualcosa di essenziale sulla natura stessa del ministero pastorale: non si negozia come un contratto commerciale, ma si riceve nel tempo, spesso nella dolorosa pazienza dell'assenza.

Il premio teologico di riconoscimento ufficiale

Ciò che colpisce del vescovo Liu Honggang è che egli appartiene al sistema ecclesiastico ufficiale cinese – ordinato sacerdote per la diocesi di Datong nel 1996, dopo aver a lungo ricoperto il ruolo di amministratore diocesano riconosciuto dalle autorità civili – ma la cui nomina episcopale è stata convalidata dal successore di Pietro secondo i canoni della Chiesa cattolica. Questa duplice affiliazione non è un'anomalia: è proprio la struttura prevista dall'accordo provvisorio, che stabilisce che le autorità civili propongano i candidati e che il Papa prenda la decisione finale sulla loro nomina.

Ma questo sistema ha subito gravi battute d'arresto nel recente passato. Nel 2022 e nel 2023, due trasferimenti episcopali – quello del vescovo Peng Weizhao a Jiangxi e quello dello stesso vescovo Shen Bin a Shanghai – sono stati decisi esclusivamente dalle autorità cinesi, senza la previa approvazione di Papa Francesco, in flagrante violazione dei termini dell'accordo. Il fatto che il vescovo che presiede oggi alla consacrazione di Datong sia proprio quello la cui nomina, pochi anni prima, ha aggirato Roma, illustra la fragilità strutturale di questo equilibrio: l'accordo funziona, ma rimane dipendente dalla buona volontà di una potenza che ha già dimostrato di poterlo ignorare quando le conviene.

Le persone che consacrano nell'ombra

La testimonianza di un vescovo senza nome

È in questo contesto che dobbiamo comprendere la testimonianza raccolta dallo storico Anthony E. Clark da un vescovo cattolico cinese che ha volontariamente scelto di rimanere al di fuori dell'Associazione Cattolica Patriottica Cinese, un'organizzazione controllata dallo Stato alla quale l'accordo non prevede l'adesione formale, ma la cui influenza di fatto si estende alla vita quotidiana delle diocesi. Secondo questo prelato, di cui non sono stati rivelati il nome, le date di consacrazione e l'identità dei vescovi consacranti, la provincia del Fujian, nella Cina sud-orientale, è diventata un vero e proprio "stato di emergenza" per le comunità che rifiutano la registrazione ufficiale.

La sua descrizione è sorprendente: a quanto pare, «almeno dieci nuovi vescovi» sarebbero stati segretamente consacrati lì dal 2018, non come una sfida gratuita a Roma, ma per «garantire la sopravvivenza della Chiesa in Cina» di fronte a un controllo politico sempre più invadente. Non specifica se queste consacrazioni abbiano beneficiato di un mandato papale segreto, una pratica che non sarebbe senza precedenti nella storia della Chiesa cinese, dove Roma ha talvolta autorizzato discretamente ordinazioni per evitare di lasciare la Chiesa clandestina senza pastori. L'assenza di nomi e documenti rende impossibile qualsiasi verifica indipendente; ma la stessa esistenza di questa testimonianza, raccolta e diffusa mentre il Vaticano celebra pubblicamente la sua nona nomina episcopale sotto Leone XIV, rivela implicitamente una Chiesa a due livelli, dove il riconoscimento civile e la lealtà a Roma non coincidono più necessariamente.

Una vecchia frattura riattivata dall'accordo

Questa divisione non è nuova: ha attraversato il cattolicesimo cinese fin dalla rottura diplomatica degli anni '50. La novità sta nel modo in cui l'accordo del 2018, inteso a unificare le due comunità – la cosiddetta "ufficiale" e la cosiddetta "clandestina" – ha paradossalmente riacceso le tensioni in alcune province. Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong e figura più intransigente della resistenza cattolica contro Pechino, ha costantemente denunciato dal 2018 quello che definisce il rischio di "annientamento della vera Chiesa", affermando in un ormai celebre articolo d'opinione che il Papa non comprendeva la Cina. In seguito ha descritto il testo dell'accordo come un "capolavoro di creatività" che consiste nel "non dire nulla con tante parole", denunciando la segretezza mantenuta persino nei confronti degli stessi cardinali cinesi.

Di fronte a lui, il cardinale Giovanni Battista Re difese l'accordo come "l'unico possibile" nelle circostanze date, sostenendo che l'alternativa – una totale assenza di dialogo – avrebbe lasciato i cattolici cinesi privi di qualsiasi tutela istituzionale. Questo scontro tra due cardinali, uno che ha vissuto in prima persona la persecuzione, l'altro che ha negoziato dalla Curia romana, non è semplicemente un disaccordo di politica estera: solleva la questione teologica di dove, concretamente, risieda la continuità apostolica quando un potere secolare si arroga il diritto di vigilare sulla nomina dei parroci.

Cina: Due chiese consacrano i loro vescovi sotto la stessa montagna.

Cosa dice la Scrittura riguardo alla pietra rigettata che diventa la pietra angolare

Costruzione spirituale attraverso pietre vive e nascoste

Questa situazione cinese, con i suoi vescovi ordinati pubblicamente e quelli consacrati in segreto, trova una sorprendente eco nell'esortazione dell'apostolo Pietro, egli stesso il primo vescovo di Roma e il primo martire del papato: «Anche voi, come pietre vive, venite edificati in una casa spirituale, per essere un sacerdozio santo» (1 Pietro 2,4-5). Ciò che Pietro descrive qui non è un'architettura visibile, celebrata con inaugurazioni ufficiali, ma una costruzione continua, spesso invisibile al mondo, dove ogni pietra – ogni battezzato, ogni sacerdote, ogni vescovo, sia esso riconosciuto dalle autorità civili o consacrato in segreto in una cappella nel Fujian – trova il suo posto in una struttura il cui progetto completo è noto solo a Dio.

Rileggendo oggi questo passo, emerge una profonda verità: la pietra che i costruttori hanno scartato può diventare la pietra angolare (1 Pietro 2,7), e la storia della Chiesa cinese ha costantemente dimostrato, per decenni, che la fecondità spirituale non si misura con il riconoscimento ufficiale. I vescovi consacrati in segreto nel Fujian non ricevono fotografie sul sito web della Conferenza Episcopale Cinese, né comunicati stampa dalla Santa Sede; eppure, se la loro consacrazione è convalidata dalla successione apostolica – con o senza un esplicito mandato papale – portano in sé la stessa responsabilità pastorale ricevuta dal vescovo Liu Honggang davanti a duecento fedeli a Pingcheng.

Attesa e lealtà nella prova del silenzio

Il Libro delle Lamentazioni offre anche una chiave per comprendere il lungo periodo di vacanza della Sede di Datong e l'attesa delle comunità clandestine: "È bene attendere in silenzio la salvezza del Signore" (Lam 3,26). Ventuno anni senza un vescovo riconosciuto non rappresentano un vuoto amministrativo, ma una prova spirituale vissuta da intere famiglie, catechisti e suore che hanno continuato a trasmettere la fede senza il sacramento della Confermazione, senza la presenza costante di un pastore con la mitra. Questa stessa pazienza, trasformata in una tensione costante, pervade ora le comunità del Fujian che scelgono la clandestinità piuttosto che attendere un riconoscimento che non arriva, o che arriva al prezzo di un controllo che ritengono incompatibile con l'integrità della fede.

Dobbiamo evitare qualsiasi interpretazione binaria che contrapponga i vescovi clandestini "buoni" ai vescovi ufficiali "cattivi", o viceversa. La storia stessa del papato ha conosciuto periodi in cui la legittimità canonica e il riconoscimento politico non coincidevano, senza che ciò compromettesse la sostanziale unità della Chiesa. Il nascente concilio della coscienza cristiana, di fronte a questi eventi, deve ricordare che Cristo ha promesso di essere presente "in mezzo" a coloro che si riuniscono nel suo nome (Mt 18,20), sia che si riuniscano in una chiesa ufficialmente riconosciuta, sia in una casa privata nel Fujian, nascosta alla vista.

Il futuro di un accordo dipende dalla sua discrezione.

Una diplomazia del silenzio che mette in discussione la coscienza cattolica

Uno degli aspetti più inquietanti di questa situazione rimane la natura confidenziale dell'accordo stesso. Rinnovato continuamente dal 2018 – nel 2020, nel 2022 e poi per quattro anni nel 2024 – questo testo non è mai stato pubblicato integralmente, né dalla Santa Sede né da Pechino. Questa opacità, che Leone XIV ha scelto di mantenere proseguendo la linea tracciata dal suo predecessore, solleva un interrogativo sulla governance ecclesiastica: come possono i fedeli, cinesi o di altra nazionalità, giudicare l'equità di un quadro di cui ignorano i termini esatti e i meccanismi precisi per la selezione dei candidati?

Il ritmo osservato dall'elezione di Leone XIV – tre nomine episcopali in tre mesi, dopo un inizio cauto del suo pontificato – suggerisce la volontà di dare continuità visibile e rassicurante a questa discreta diplomazia. Ogni nomina segue scrupolosamente il protocollo: elezione locale, approvazione papale, poi consacrazione pubblica con la partecipazione dei vescovi dei comuni limitrofi già riconosciuti. Questo è un chiaro segnale inviato a Pechino, così come ai cattolici di tutto il mondo: il canale di dialogo rimane aperto e funzionante, e il Papa conserva, almeno formalmente, l'ultima parola su ogni nomina.

Una Chiesa universale chiamata alla vigilanza fraterna

Ma questa continuità istituzionale non deve attenuare la vigilanza richiesta dalla situazione delle comunità clandestine. L'apostolo Paolo, scrivendo ai Corinzi sull'unità della Chiesa, ci ricorda che «se un membro soffre, tutti soffrono con lui» (1 Cor 12,26), un principio che si applica con particolare urgenza a una Chiesa globale troppo spesso tentata di considerare la questione cinese come una mera questione di politica estera vaticana, lontana dalle preoccupazioni quotidiane delle parrocchie in Europa o in America. Il silenzio mediatico che circonda i dieci vescovi del Fujian, rispetto alla copertura ufficiale data alla consacrazione a Datong, illustra questa asimmetria di attenzione che i cattolici di tutto il mondo sono chiamati a correggere con la preghiera e l'informazione.

È dovere di ogni battezzato, a prescindere dal proprio Paese, portare nella propria intercessione questi due volti della Chiesa cinese: quello che avanza, passo dopo passo, nel fragile quadro di un accordo diplomatico che spera possa proteggere in modo permanente la sua comunione con Roma, e quello che, rifiutando qualsiasi compromesso con l'apparato statale, sceglie il rischio e la segretezza per preservare intatta, secondo le sue stesse parole, "l'integrità della fede cattolica". Entrambe le comunità, in ultima analisi, professano lo stesso Credo, ricevono la stessa Eucaristia e attendono lo stesso Regno, anche se la storia, per il momento, le tiene separate da muri che solo la pazienza di Dio sembra in grado un giorno di abbattere.

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Lectio divina

📜
Lectio — Lettura

«Anche voi, come pietre vive, venite edificati in una casa spirituale, per essere un sacerdozio santo». 1 Pietro 2:5

🧠
Meditatio — Per meditare

Osservate una fotografia ufficiale: duecento fedeli, un vescovo con la mitra, tutto è in ordine, eppure sapete che altrove, nell'ombra, altri dieci uomini portano lo stesso fardello senza che alcuna immagine li riveli. Dove vi collocate voi, pietra viva, quando il riconoscimento del mondo tace su di voi? Potete credere che Dio costruisca anche con ciò che nessuno vede? Cosa, nella vostra vita di fede, rimane invisibile eppure essenziale per l'edificio?.

🙏
Orazione — Pregare

Signore, tu costruisci con pietre che nessun architetto al mondo sceglierebbe. Poni la tua mano su teste che le telecamere ignorano. Insegnami a vedere il tuo tempio dove non c'è né comunicato stampa né fotografia. Concedi ai vescovi nascosti del Fujian la forza silenziosa di coloro che ti servono senza testimoni umani. Concedi al vescovo Liu Honggang la fedeltà che resiste a ventun anni di silenzio. Possa la tua Chiesa, visibile e nascosta, essere sempre un'unica casa spirituale.

Contemplatio: contemplare

Una mano posata sulla fronte, in una stanza senza finestre, alla stessa ora in cui suonano le campane di una nota chiesa.

✝ Riferimenti biblici

4 brani · 4 libri
1 Pietro
📖 Codice — Libro biblico

Pietro apostolo (tradizione) · 64–68 d.C. · 105 versetti

Gettate su di lui ogni vostra preoccupazione, perché siete preziosi ai suoi occhi. (1 Pietro 5:7)

Incoraggiamento ai cristiani perseguitati: speranza, battesimo e condotta nella società.

→ Esplora la Pietra del Codice 1
Matteo
📖 Codice — Libro biblico

Matteo (tradizione) · 80-90 d.C. · 1071 versetti

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Matteo 28:20)

Il Vangelo del Re: Gesù, il nuovo Mosè, adempie le Scritture per Israele e per le nazioni.

→ Esplora il Codice di Matteo

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cattolici
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⛪ Diocesi
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✨ Santuari
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