- Un re consumato da un nome, un cammino che lo attende
- Un tetrarca, una voce, un cadavere che si rifiuta di restare morto.
- Vedere senza credere: l'anatomia di una curiosità che non si converte
- La coscienza che parla nonostante se stessa
- Cosa cambia questo nella vita: l'intimo, il relazionale, il sociale, l'ecclesiastico
- L'eco patristica, liturgica e martirologica del testo
- Lectio divina
- Guardando dentro di noi, a ciò da cui preferiamo fuggire
- Cosa dice questo testo al nostro tempo
- Preghiera
- Una domanda che attende ancora una risposta
- Pratiche
- Riferimenti
- ✝ Riferimenti biblici
Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca
7Ma Erode, lui tetrarca, sentiva parlare di tutto ciò che Gesù faceva e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risuscitato dai morti», 8Altri dicono: "Elia è apparso", altri ancora: "Uno degli antichi profeti è risorto dai morti."" 9Erode dice: "Quanto a Giovanni, l'ho fatto decapitare. Qual è il costo di quello che intendo?" E cercò di vederlo.
Un uomo si sveglia di notte, sudato, perché un nome che credeva sepolto è sulla bocca di tutti. Erode è stato decapitato, ha visto il piatto, ha udito il silenzio che segue un omicidio ben eseguito. E ora quel silenzio è riempito di voci: il morto cammina, guarisce, insegna, attira folle. Non è un'indagine politica ad aprirsi nel cuore del tetrarca, è una frattura. Interroga tutti, confronta le ipotesi – Elia, un profeta risorto, Giovanni risuscitato dai morti – e nessuna lo rassicura, perché nessuna placa ciò che sa di aver fatto. Quindi vuole vedere. Non credere. Verificare di non essere stato scoperto.
Un re consumato da un nome, un cammino che lo attende
Cosa rivela di noi la paura di Erode e perché questo testo apre una via verso Colui dal quale non possiamo fuggire semplicemente guardandolo
Ci sono domande che cercano una risposta e domande che cercano una via di fuga. La domanda di Erode appartiene a quest'ultima categoria. Questa affermazione ci mette di fronte al momento in cui un uomo potente, consumato interiormente, desidera vedere Gesù senza volerlo incontrare – e ciò che questo dice a noi, che a volte desideriamo osservare la fede da lontano senza lasciarci toccare.
Seguiremo tre fasi: in primo luogo, comprendere chi sia questo Erode e quale sia il vero significato della sua domanda inquietante; in secondo luogo, esplorare gli effetti del rimorso di coscienza su un essere umano e come il desiderio di vedere possa coesistere con il rifiuto di credere; infine, alla luce dei Padri e della tradizione, scoprire che questa scena non è un'antica notizia, ma uno specchio posto di fronte a chiunque cerchi Dio per curiosità piuttosto che per conversione.
Un tetrarca, una voce, un cadavere che si rifiuta di restare morto.
Innanzitutto, chiariamo subito la situazione. Erode Antipa non è il grande Erode che ordinò la strage degli abitanti di Betlemme: quello fu suo figlio, tetrarca di Galilea e Perea, un governatore minore sotto la tutela romana, ossessionato dalla sua posizione e dalla sua reputazione. Fu lui a far arrestare Giovanni Battista perché il profeta aveva osato criticarlo per il suo matrimonio con Erodiade, la moglie di suo fratello. Fu lui che, cedendo a un giuramento imprudente durante un banchetto, fece portare la testa di Giovanni su un piatto. L'episodio è famoso, quasi teatrale nella sua crudeltà, e Luca, che lo conosce, non lo racconta qui. Presuppone che il lettore lo sappia già.Luca narra ciò che accadde in seguito. Potrebbero essere trascorsi mesi. Gesù percorre tutta la Galilea, insegnando, guarendo e inviando i suoi discepoli a due a due per proclamare il Regno e scacciare gli spiriti maligni. La notizia giunge alla corte di Erode, che ne rimane profondamente turbato. Il testo greco è chiaro su questo punto: Erode "non sapeva cosa pensare", letteralmente era perplesso, diēporei, un termine che descrive una persona completamente disorientata, alla ricerca invano di una via d'uscita in un labirinto di pensieri contrastanti.
Tra il popolo circolavano tre ipotesi, e Luca le elenca come un tribunale riunito in deliberazione. Alcuni dicevano che Giovanni fosse risorto dai morti – la teoria più terrificante per Erode, poiché avrebbe implicato un ritorno, una giustizia che lo avrebbe raggiunto dall'aldilà. Altri pensavano a Elia, il profeta che sarebbe tornato prima del giorno del Signore secondo Malachia – una figura di attesa escatologica, quasi rassicurante in confronto. Altri ancora evocavano un profeta dell'antichità che sarebbe tornato in vita, una formulazione più vaga, che collega Gesù alla lunga schiera dei messaggeri di Dio.Poi vengono le parole di Erode stesso, riportate in discorso diretto – un espediente raro in Luca, che conferisce a queste parole un peso particolare: «Giovanni, l'ho fatto decapitare. Ma chi è quest'uomo di cui sento dire queste cose?». La costruzione greca giustappone nettamente il fatto compiuto – egō apekephalisa, «l'ho fatto decapitare» – e la domanda che segue, come se Erode stesso non riuscisse a collegare le due affermazioni in un unico pensiero coerente. E il testo si conclude con una breve nota, quasi innocua: «lo cercava». Questo desiderio di vedere, che qui non trova espressione, rimarrà inappagato fino al processo di Gesù, molto più tardi nel Vangelo di Luca, dove Erode, finalmente, vedrà Gesù faccia a faccia, e dove questa visione non cambierà assolutamente nulla nel suo cuore.
Vedere senza credere: l'anatomia di una curiosità che non si converte
Qui risiede il cuore del paradosso che questo testo mette in luce: si può desiderare con tutto il cuore di vedere Gesù e, allo stesso tempo, rifiutarsi di lasciarsi vedere da lui. Erode vuole uno spettacolo, non un incontro. Vuole risolvere un enigma, non essere turbato nella sua vita. E questa distinzione apparentemente sottile separa in realtà due atteggiamenti religiosi fondamentalmente opposti, che si possono riscontrare in ogni epoca, compresa la nostra.
La perplessità di Erode non è una questione di intelletto, ma di coscienza. Un uomo che non sa veramente chi sia Gesù si interroga freddamente, come se stesse risolvendo un problema esterno a sé. Ma Erode è pienamente consapevole di ciò che ha fatto. La sua domanda sull'identità di Gesù è, in realtà, una domanda sulla sua stessa colpa, che si rifiuta di essere nominata direttamente. Non chiede "chi è quest'uomo" come si potrebbe chiedere "chi è questo nuovo maestro di Nazareth?", ma lo chiede dopo aver già confessato, nella frase precedente, l'omicidio che aleggia sull'intera domanda. È il meccanismo stesso della rimozione espresso qui con una precisione quasi clinica: nominare il crimine, per poi fuggire immediatamente verso un'altra domanda, come se cambiando argomento si potesse sfuggire a ciò che si è appena detto. Questo fenomeno ha un nome nella tradizione spirituale: timore servile, quel tipo di timore che si prova nei confronti di Dio non per amore, ma per paura della punizione. Erode non teme di perdere Dio, ma di esserne sopraffatto. E questa paura, lungi dal condurlo alla conversione, lo spinge verso il controllo: vuole vedere Gesù per verificare, per valutare il pericolo, forse per neutralizzare ciò che lo minaccia, come neutralizzò Giovanni. Nulla in questo desiderio di vedere assomiglia all'umiltà di Zaccheo che si arrampica sul suo sicomoro, o alla fede della donna emorragica che tocca la veste di Cristo tra la folla. Anche queste due figure desideravano vedere o toccare Gesù, ma il loro desiderio scaturiva da un bisogno di essere appagati, non da una minaccia da contenere. C'è qui una lezione terribile ma al tempo stesso liberatoria: la vicinanza fisica a Gesù non garantisce nulla. Erode lo vedrà davvero, nel capitolo ventitreesimo di Luca, durante la Passione. E questo incontro a lungo desiderato non produrrà né conversione, né pentimento, né tantomeno una genuina curiosità teologica: solo un gioco, una beffa, una veste ridicola con cui il condannato verrà rivestito prima di essere rimandato da Pilato. Vedere Gesù senza aver prima convertito il proprio cuore significa rischiare di vederlo e di non incontrarlo affatto. Questa è la differenza tra guardare un volto e incontrare una persona: il primo non costa nulla, il secondo richiede di lasciarsi vedere a propria volta.La coscienza che parla nonostante se stessa
Dobbiamo soffermarci ancora una volta su un dettaglio che il testo non sviluppa esplicitamente, ma che emerge in ogni parola pronunciata da Erode: quest'uomo è fondamentalmente solo con se stesso. Interroga gli altri – "alcuni hanno detto", "altri hanno detto" – come per rassicurarsi con dei numeri, per diluire la propria angoscia in un sondaggio d'opinione. Ma la verità che conta, lui la conosce già, e non proviene da alcun sondaggio: "Giovanni, l'ho fatto decapitare". Non ha bisogno di chiedere a nessuno questa frase. È incisa dentro di lui.
Si tratta di un fenomeno spirituale che la tradizione cristiana ha a lungo meditato con il nome di sinderesi: quella scintilla di coscienza morale che nulla, mai, può estinguere completamente, nemmeno nell'uomo più corrotto dal potere. Erode ha l'autorità di far tagliare le teste, ma non ha l'autorità di mettere a tacere la propria memoria. Il potere politico, per quanto assoluto possa essere nel mondo esteriore, rimane impotente di fronte all'ordine interiore della coscienza. Questa è forse la lezione più rilevante di questo antico testo: nessuno regna sul proprio rimorso.

Cosa cambia questo nella vita: l'intimo, il relazionale, il sociale, l'ecclesiastico
A livello personale, questo testo esplora il nostro rapporto con ciò che abbiamo seppellito. Ognuno di noi porta con sé, in misura diversa, il proprio "John spezzato": azioni, parole e atti di abbandono che preferiamo non nominare direttamente. E come Erode, possiamo sviluppare una sofisticata arte della digressione: meditare su mille domande religiose, filosofiche ed esistenziali, evitando accuratamente l'unica domanda che conta davvero, quella che inizia con "Ho fatto". L'autentica conversione spesso inizia con questa semplice confessione, che Erode fa quasi suo malgrado, senza mai andare oltre: nominare ciò che si è fatto, prima di chiedersi chi sia Dio.
Nelle nostre relazioni, questa idea ci invita a esaminare come percepiamo coloro che abbiamo ferito, o coloro che, a loro volta, risvegliano in noi sensi di colpa irrisolti. Ci sono persone che evitiamo non per indifferenza, ma perché ci ricordano qualcosa che preferiremmo dimenticare. Riconoscere questo meccanismo è già il primo passo per liberarcene.
In ambito sociale, questo episodio denuncia con sorprendente chiarezza il modo in cui il potere cerca di strumentalizzare il sacro. Erode non vuole che Gesù lo converta; vuole che Gesù comprenda un fenomeno che sfugge al suo controllo, forse per dominarlo, forse per trarne intrattenimento. Quante volte, nella storia come oggi, la curiosità per la religione si riduce a questo desiderio di uno spettacolo insignificante?
Infine, in ambito ecclesiastico, questo testo ricorda a ogni comunità cristiana che la vicinanza istituzionale a Cristo – essere battezzati, partecipare alla Messa, professare la fede – non sostituisce mai la conversione del cuore. Si può essere, come Erode, straordinariamente ben informati su Gesù, parlare di lui con erudizione, cercare di vederlo in ogni dove – eppure rimanere, fondamentalmente, nella stessa sterile perplessità, senza mai permettere a queste informazioni di trasformarsi in un incontro vivo.L'eco patristica, liturgica e martirologica del testo
Fin dai primi secoli, la tradizione cristiana ha interpretato questo episodio come un esemplare scontro tra potere cieco e verità sconvolgente. Origene, nel suo Commentario a Matteo (Libro X), paragona la perplessità di Erode a quella del popolo ebraico di fronte a Gesù, vedendovi il segno di un'autentica comprensione religiosa, ma ostacolata dal timore delle conseguenze pratiche di un vero riconoscimento: per Erode, riconoscere Gesù come profeta avrebbe significato riconoscere la propria condanna. Giovanni Crisostomo, nelle sue Omelie su Matteo (omelia XLVIII, dedicata al passo parallelo), insiste sul contrasto tra il ricordo indelebile del delitto di Erode e la leggerezza con cui lo ha commesso, sottolineando che la coscienza, a differenza del corpo, non conosce anestesia duratura e che il rimorso finisce sempre per riaffiorare, spesso nel momento meno atteso. Beda il Venerabile, nel suo Commentario al Vangelo di Luca, osserva che le tre ipotesi più diffuse – Giovanni risorto, Elia ritornato, un profeta suscitato – delineano in negativo le stesse categorie che il popolo ebraico era solito usare per concepire il Messia, e che la loro comune inadeguatezza prefigura già la domanda che Gesù stesso rivolgerà ai suoi discepoli pochi versetti dopo: "Ma voi, chi sono io?". Il testo di Erode funziona quindi come un contrappunto negativo alla confessione di Pietro che seguirà immediatamente nella narrazione di Luca. Tommaso d'Aquino, nel suo commentario a questo passo all'interno della Catena Aurea, riprende e articola queste letture patristiche insistendo su un punto specifico: la paura di Erode non è una paura religiosa in senso proprio, ma una paura puramente politica mascherata da questione teologica, che, secondo lui, illustra perfettamente la differenza tra cercare Dio e cercare di neutralizzare una minaccia al proprio potere.Liturgicamente, questo passo di Luca trova posto nel lezionario nel giorno in cui la Chiesa commemora la Decollazione di San Giovanni Battista, il 29 agosto: un'antica festa, attestata fin dall'Alto Medioevo sia in Oriente che in Occidente, in cui la Chiesa rilegge proprio questo testo di Erode per contrapporre la fedeltà del profeta martire alla codardia del re che lo mise a tacere. La liturgia di questo giorno sottolinea il coraggio della denuncia profetica di fronte al potere, a qualunque costo.
Dal punto di vista martirologico, Giovanni Battista è stato venerato fin dall'inizio come precursore non solo della venuta di Cristo, ma anche del suo martirio: morì per aver detto la verità a un re che non voleva ascoltarla, prefigurando così la morte di Cristo stesso, condannato da quello stesso Erode pochi anni dopo senza che nessuno pronunciasse una sola parola in sua difesa.
Una voce più contemporanea, quella di Romano Guardini nella sua opera Il Signore, reinterpreta questa scena sottolineando che la domanda di Erode — "chi è costui?" — è in realtà la domanda che ogni uomo finisce per porsi un giorno, e che la tragedia di questo re non sta nel fatto di aver posto la domanda, ma nel fatto di averla posta senza mai accettare di rispondervi con un cambiamento di vita.
Lectio divina
«Giovanni, io l'ho fatto decapitare. Ma chi è costui di cui sento dire queste cose?» (Luca 9,9)
Forse dentro di te c'è una domanda che poni ad alta voce per evitare di confrontarti con un'altra, più silenziosa. Erode chiede chi sia Gesù per non dover rispondere di ciò che ha fatto a Giovanni. Qual è la domanda che ti poni costantemente per distogliere lo sguardo da ciò che già sai? Quale nome, quale volto, quale ricordo ti rifiuti di riconoscere direttamente? E se la vera domanda non fosse "Chi è quest'uomo?" ma "Cosa farò ora che lo so?"
Signore, tu cammini in Galilea e la tua fama giunge fino alle corti dei potenti, fino alle profondità del mio cuore turbato. Non voglio vederti come si osserva uno spettacolo, da lontano, senza rischiare nulla. Svela in me le domande che mi pongo per evitare quelle che contano davvero. Dammi il coraggio di dire ciò che ho fatto, come Erode riuscì a dire mezze verità, incapace di andare oltre. Tu che sei la Via, non permettere che io ti cerchi senza mai seguirti. Trasforma la mia curiosità in conversione e la mia paura in fiducia.
Un altopiano deserto, una voce che si alza come una marea sulle colline della Galilea e un re solo nel silenzio del suo palazzo.
Guardando dentro di noi, a ciò da cui preferiamo fuggire
Questa settimana, prenditi un momento di silenzio e chiediti onestamente: qual è la domanda che mi pongo spesso, senza mai volerla portare a termine? Scrivila, se puoi, su un foglio di carta: darle un nome è già un primo passo.
In seguito, individua cosa potrebbe nascondere: senso di colpa, paura, un rimpianto mai espresso chiaramente. Non cercare di risolvere tutto in una volta; limitati a dargli un nome.
Infine, portate questo nelle vostre preghiere, non per giudicarvi, ma per lasciarvi vedere da Colui che non fugge mai da un cuore sincero, anche se turbato. La conversione raramente inizia con la certezza: spesso inizia con una confessione sussurrata, come quella di Erode, ma seguita, questa volta, da un vero passo verso la verità.
Cosa dice questo testo al nostro tempo
Il nostro mondo pullula di curiosità religiosa senza conversione. Oggi possiamo seguire racconti spirituali, leggere di tutte le tradizioni, meditare, fare ricerche, il tutto evitando accuratamente l'unica domanda che richiede una decisione in grado di cambiare la vita. Gli algoritmi stessi alimentano questo desiderio di vedere senza mai impegnarsi: consumiamo il sacro come un semplice contenuto, senza che esso tocchi nulla di reale.
In questo senso, Erode è sorprendentemente attuale. Rappresenta la figura dell'osservatore eterno, che vuole sapere tutto di Dio senza mai permettergli di toccarlo. La distinzione fondamentale, tuttavia, è che la curiosità non è intrinsecamente sbagliata: anche Zaccheo era curioso. Ciò che differenzia i due uomini è ciò che sono disposti a rischiare in questo incontro: Zaccheo offre la sua casa e la sua fortuna; Erode, d'altra parte, vuole offrire solo il suo sguardo, da lontano, senza mai dare nulla di sé.
Preghiera
Signore Gesù, tu il cui nome turbava i re ancor prima di incontrarti, vieni a turbare anche la mia tranquillità. Conosco, come Erode, cose che preferisco tacere: parole dure, silenzi complici, atti di codardia ordinaria che maschero con altre domande. Non permettere che io ti cerchi solo per curiosità, come si cerca la soluzione a un enigma che non costa nulla. Fa' che il mio desiderio di vederti sia il desiderio di seguirti. Che io non sia tra coloro che ti osservano da lontano, aspettando che tu passi, ma tra coloro che scendono dai loro sicomori per accoglierti veramente nelle loro case. Tu che hai attraversato la Galilea senza fuggire dallo sguardo ansioso dei potenti, attraversa anche il mio cuore, persino gli angoli che preferirei tenere chiusi. Concedimi la grazia di dare un nome a ciò che porto dentro, come Erode riuscì a formularlo a metà, ma concedimi la grazia di arrivare fino in fondo a questa confessione, alla conversione che lui non osò mai sperimentare. Amen.
Una domanda che attende ancora una risposta
Erode pose la sua domanda e in realtà non volle mai una risposta. Tu, oggi, puoi fare le cose diversamente. La stessa domanda risuona ancora: "Chi è quest'uomo?", ma non richiede più la curiosità di uno spettatore. Richiede una vita. Abbi il coraggio di porla completamente, senza esitazione, e lascia che ti conduca non a un palcoscenico vuoto, ma a una tavola dove si spezza il pane.
Pratiche
Scrivi, una volta questa settimana, cosa di solito eviti di guardare.
Prima di cercare una risposta religiosa a una domanda, chiediti se non stia in realtà nascondendo una domanda più personale.
Leggete Luca 9:7-9 ad alta voce, lentamente, mettendovi per un momento nei panni di Erode.
Prega per qualcuno che eviti, senza sempre sapere esattamente perché.
Scegli un atto concreto di conversione, per quanto piccolo, piuttosto che un'altra questione astratta.
Riferimenti
L'antichità e i Padri della Chiesa (I-V secolo)
- Origene, Commentario al Vangelo di Matteo, Libro X — analizza la perplessità di Erode come segno di un'intelligenza religiosa bloccata dal timore delle conseguenze di un vero riconoscimento di Gesù.
- Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, omelia XLVIII — sottolinea il contrasto tra la leggerezza del crimine commesso e la persistenza del rimorso che riemerge nonostante il potere del re.
I padri tardi e il Medioevo (V-XV secolo)
- Beda il Venerabile, nel suo Commentario al Vangelo di Luca, mette in luce come le convinzioni diffuse su Gesù preannuncino la domanda che Gesù stesso rivolgerà ai suoi discepoli subito dopo.
- Tommaso d'Aquino, Catena Aurea, commentario a Luca 9 — distingue la paura politica mascherata da questione teologica in Erode, illuminando la differenza tra cercare Dio e cercare di neutralizzare una minaccia.
Contemporaneo (XX-XXI secolo)
- Romano Guardini, Il Signore — reinterpreta la domanda di Erode come una domanda che ogni uomo prima o poi si pone, e la tragedia del re sta nell'averla posta senza mai trovare una risposta che gli cambiasse la vita.
✝ Riferimenti biblici
4 brani · 3 libri
Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito. (Giovanni 3:16)
Il Vangelo della Parola: una teologia profonda dell'Incarnazione e dei segni di Gesù.
→ Esplora il Codice Giovanni- Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore (Giovanni 14:15-21).
- Io vi do la mia pace (Giovanni 14:27-31a)
- Lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa (Giovanni 14,21-26).
- Io sono la Via, la Verità e la Vita (Giovanni 14:1-12)
- Chi ha visto me ha visto il Padre (Giovanni 14:7-14)
- Fare la propria volontà non significa superare se stessi, ma acconsentire.
- Ciò che l'albero tradisce e ciò che la roccia sostiene: perché Agostino si sofferma su questo testo specifico?
- Seguire Cristo: seguire colui che è la via
- Amare umilmente se stessi, la grazia più rara di tutte
- Pregare senza testimoni: cosa rivela il segreto su Dio e su di noi
- Leone XIV allo Stade de France: quando le parole del Papa risuonano nell'oscurità interiore della gioventù
- Leone XIV a Parigi: quando quindicimila agenti sorvegliano un pover'uomo che non possiede nulla
- Il giardino della Madonnina: quando Leone XIV fece del cuore umano il primo campo di battaglia ecologico.
- Como: Quando una chiesa cattolica diventa uno spazio religioso indifferenziato

Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. (Luca 19:10)
Il Vangelo della Misericordia: Gesù vicino ai poveri, alle donne e ai peccatori.
→ Esplora il Codex Luc- Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato agli uomini. I discepoli ebbero paura di interrogarlo su questo dicendo (Luca 9:43b-45).
- Tu sei il Cristo, il Messia di Dio. – Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto (Luca 9:18-22)
- Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire i malati (Luca 9:1-6).
- Che cosa può dare un uomo in cambio della propria vita? (Mt 16,24-28)
- Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà (Luca 9:22-25)
- Tre Chiese, una missione: quando il Nord America cattolico sceglie la fraternità anziché la paura.
- Atti 29: Il sesto continente non ha bisogno di apostoli perfetti, ma di apostoli disponibili.
- Colombia: Quando la missione diventa presenza e la presenza diventa preghiera.
- L'aereo donato a Leone XIV: il dono di beni gratuiti come memoria riscoperta della Chiesa
- Perdona al tuo prossimo il torto che ti ha fatto; allora, nella tua preghiera, i tuoi peccati saranno perdonati (Siracide 27:30 – 28:7).
- Per amore dei Giudei, fratelli miei, vorrei essere anatema (Romani 9:1-5)
- Signore Gesù, accogli il mio spirito (Atti 7:51–8:1a)
- Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno (Lc 23,35-43)
- Cosa ci insegna il silenzio di Gesù davanti a Erode riguardo al nostro desiderio
- Erode sente parlare di Gesù: cosa rivela la sua paura di noi
- Gregorio Magno e il penny offerto all'ultimo arrivato nella vigna
- Amare il proprio nemico significa, in definitiva, vedere come vede Dio.
- Non giudicare: la difficile arte di lasciare che Dio sia Dio
- Libano, terra di resurrezione: quando la legge finalmente rinuncia all'omicidio come punizione
- Gerusalemme nel cuore di Paray: un patriarca sotto bombardamento presenta le ferite di Cristo
- Bamenda, ovvero la grazia dei nuovi inizi: quando la Chiesa proclama la pace nel cuore della guerra
- Il Papa e la Croce: Quando il Vicario di Cristo porta il mondo sulle sue spalle

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Matteo 28:20)
Il Vangelo del Re: Gesù, il nuovo Mosè, adempie le Scritture per Israele e per le nazioni.
→ Esplora il Codice di Matteo- Non c'è niente di nuovo sotto il sole (Ecclesiaste 1:2-11)
- Anania: Il Signore non ti ha mandato, e tu rassicuri questo popolo con una menzogna (Ger 28,1-17)
- Erode mandò a decapitare Giovanni in prigione. I discepoli di Giovanni andarono a raccontarlo a Gesù (Mt 14,1-12).
- Chi ascolta la Parola e la comprende porta frutto (Mt 13,18-23)
- «Io non sono venuto a portare la pace, ma la spada» (Mt 10,34 – 11,1).
- Un'anima eletta: la deviazione di Gesù verso la donna cananea
- Imparare la virtù degli animali: quando Crisostomo fa del creato uno specchio
- Essere nominati, poi inviati: la rivoluzione silenziosa della chiamata apostolica
- Portare la sua croce e aprire la sua porta
- Non temete coloro che uccidono il corpo: Leone XIV e la vittoria nascosta dei martiri
- Il dialogo di Nairobi e il confronto di Abuja: due volti del discorso profetico cattolico in Africa
- Quando la casa di Dio diventa luogo di silenzio: la Francia si confronta con la sua infanzia ferita.
- Quando un leader dell'opposizione lascia il Vaticano trasformato
- Nigeria: Quando i vescovi diventano la coscienza politica di una nazione insanguinata















































