La preghiera come strumento diplomatico: Leone XIV, la miniera di Liushenyu e il mistero della Chiesa in Cina

Il 24 maggio 2026, Leone XIV ha pregato per l'unità dei cattolici cinesi e per i minatori morti a Liushenyu: un atto pastorale che va oltre la diplomazia.

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Venerdì 22 maggio 2026, nelle profondità di una miniera di carbone a Liushenyu, nella Cina nord-orientale, novanta minatori persero la vita in un'esplosione di grisù. Questo fu il bilancio di vittime più pesante registrato in una miniera cinese in diciassette anni. Due giorni dopo, la domenica di Pentecoste, in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV concluse la preghiera di Regina Cæli quando, spontaneamente, alzò la voce per questi uomini. Nessun discorso politico. Nessun appello alle autorità cinesi. Semplicemente una preghiera, sobria e diretta: invocare la pace eterna per questi lavoratori anonimi strappati alla vita nelle viscere della terra.

Questo gesto, piccolo e quasi impercettibile, rivela tuttavia qualcosa di essenziale su come questo pontificato intende affrontare la questione cinese. Il 24 maggio, infatti, non era una domenica qualunque: era la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, istituita da Benedetto XVI nel 2007 e celebrata annualmente nel giorno della memoria liturgica della Beata Vergine Maria Ausiliatrice, venerata presso il Santuario di Sheshan, vicino a Shanghai. Nello stesso giorno, Leone XIV aveva invocato questa Vergine affinché i cattolici cinesi potessero essere "seme di speranza e di pace". Due intenzioni unite in un unico respiro: l'unità di una Chiesa divisa e la compassione per le vittime del lavoro. Questo duplice gesto merita un esame più attento, perché rivela una teologia pastorale, una certa visione di ciò che la Chiesa cattolica è chiamata a fare. Essere in Cina, ancor prima di negoziare ciò che sarà consentito FARE.

L'atto di pietà: ciò che la preghiera dice che la diplomazia non può dire

Sheshan, luogo di memoria e resistenza

Il Santuario di Sheshan non è semplicemente un monumento religioso. È un luogo intriso della drammatica storia del Cattolicesimo in Cina. La basilica, costruita sulla cima di una collina nel XIX secolo dai Gesuiti, è rimasta l'unico importante santuario mariano nel Celeste Impero. Durante i decenni delle persecuzioni più feroci, i pellegrinaggi furono proibiti, i sacerdoti imprigionati e i fedeli costretti a scegliere tra la fede e la propria incolumità. Ancora oggi, l'accesso al santuario per i cattolici della Chiesa clandestina – coloro che sono rimasti fedeli a Roma senza l'approvazione di Pechino – rimane una questione politicamente delicata. Invocare Sheshan significa, quindi, richiamare, con un solo gesto, secoli di incrollabile fedeltà, sofferenza silenziosa e speranza persistente.

Benedetto XVI lo comprese quando, nel 2007, scrisse la preghiera alla Madonna di Sheshan che accompagna ogni celebrazione del 24 maggio. In questo testo, chiese alla Vergine di sostenere "l'impegno di tutti coloro che in Cina, tra le difficoltà quotidiane, continuano a credere, a sperare, ad amare". Leone XIV, riprendendo questa tradizione con la stessa intensità interiore, si inserisce in una continuità spirituale che trascende i cambiamenti del pontificato. Dice, senza affermarlo esplicitamente: la preghiera che i miei predecessori hanno offerto, io la faccio mia. La Chiesa non ha memoria corta.

Il minatore e il fedele: la stessa dignità

Ma è la preghiera per le vittime di Liushenyu che colpisce per la sua natura inaspettata e rivelatrice. In un contesto in cui le relazioni sino-vaticane sono sotto intenso scrutinio, in particolare a seguito delle nomine episcopali unilaterali effettuate da Pechino durante il periodo di posto vacante Dopo la morte di Papa Francesco, Leone XIV avrebbe potuto limitarsi a un intervento puramente ecclesiastico. Ma non lo fece. Uscì dal quadro istituzionale per tendere la mano a questi lavoratori sconosciuti, che probabilmente non avevano alcun legame con la Chiesa cattolica, e la cui morte rientra in quella che potremmo definire la profonda e ordinaria vulnerabilità dei poveri.

Questo gesto non è privo di risonanza in relazione all'enciclica Magnifica humanitas, firmato poche ore prima — lunedì 25 maggio 2026 — in occasione del 135° anniversario della pubblicazione di Rerum novarum. Questa enciclica, incentrata sulla dignità umana nell'era dell'intelligenza artificiale, ci ricorda che la dignità della persona non è un'astrazione filosofica, ma una realtà concreta, incarnata nel lavoro, nel corpo fisico e nella condizione sociale. Il minatore di Liushenyu – che scende nelle profondità della terra per estrarre l'energia che alimenta un'intera civiltà – è proprio questa figura del lavoratore che la dottrina sociale della Chiesa ha sempre cercato di difendere. L'apostolo Paolo, scrivendo ai Tessalonicesi, afferma con assoluta autorità questo principio: «Se qualcuno non vuole lavorare, non mangi neanche» (2 Tessalonicesi 3,10). Ma questo per sottolineare meglio, nello stesso contesto, il valore del lavoro onesto e la solidarietà che esso crea tra le persone. Morire lavorando significa morire con una dignità che la preghiera papale riconosce solennemente.

Non era uno strumento diplomatico. Proprio perché Leone XIV non lo fece nessuno Si rivolse alle autorità cinesi, senza muovere critiche e senza subordinare alcuna azione alla reciprocità: la sua preghiera fu libera, disinteressata e genuinamente fraterna. Questa è la vera forza del gesto pastorale: non obbedisce alla logica dello scambio, ma a quella del dono.

La Chiesa in Cina: una comunione ferita sulla via dell'unità

La vecchia frattura e le sue cicatrici

Per comprendere appieno il significato della preghiera di Leone XIV per l'unità dei cattolici cinesi, è necessario ripercorrere la frattura che ha dilaniato il cattolicesimo cinese a partire dagli anni '50. Dopo la presa del potere da parte del Partito Comunista e l'espulsione dei missionari stranieri, emersero gradualmente due Chiese: l'Associazione Cattolica Patriottica Cinese, riconosciuta dallo Stato, che officiava le ordinazioni episcopali senza mandato papale; e la Chiesa clandestina, che rimase fedele alla Santa Sede a costo di gravi persecuzioni, incarcerazioni e una forzata esistenza in semi-clandestinità. Questa divisione non fu solo istituzionale: fu spirituale, emotiva e talvolta familiare. Intere comunità vissero per decenni senza riconoscersi reciprocamente come fratelli e sorelle nella stessa fede.

Benedetto XVI ha gettato le basi per un autentico dialogo pastorale nella sua lettera del 2007, affermando chiaramente che la questione centrale non era politica ma ecclesiologica: riguardava la natura del vescovo e il ruolo del Successore di Pietro nella nomina dei pastori. «Non si tratta di nominare funzionari statali per gestire questioni religiose», scriveva, «ma di avere pastori autentici secondo il cuore di Gesù». È questa la visione che l'accordo provvisorio del 2018, rinnovato da ultimo nell'ottobre 2024 per altri quattro anni, ha cercato di attuare, seppur in modo imperfetto e a tratti doloroso.

La tentazione del fatto compiuto

Il pontificato di Leone XIV si aprì in un contesto particolarmente delicato. Durante il posto vacante Nella primavera del 2025, Pechino nominò due vescovi – uno per la diocesi simbolica di Shanghai – senza consultare la Santa Sede, sfruttando il vuoto istituzionale per accelerare il proprio controllo sulla gerarchia cattolica locale. Questa manovra, interpretata come una provocazione deliberata, suscitò indignazione tra molti cattolici fedeli a Roma e riaccese il dibattito sulla fragilità dell'accordo sino-vaticano. Il cardinale Pietro Parolin, che aveva negoziato l'accordo e ne aveva pazientemente difeso la logica della fiducia graduale, ribadì l'impegno della Santa Sede ad andare avanti nonostante le battute d'arresto.

Leone XIV, dal canto suo, ha scelto una strada che andava oltre la mera diplomazia attraverso le nomine. Certamente, la gestione degli affari episcopali è proseguita – la prima nomina di un vescovo cinese sotto questo pontificato era stata annunciata già nel giugno 2025. Ma il Papa non ha ridotto il suo rapporto con la Chiesa in Cina a questo meccanismo istituzionale. La sua preghiera del 24 maggio è proprio il segno che la Chiesa non considera i cattolici cinesi come un problema geopolitico da risolvere, ma come una comunità di fratelli e sorelle la cui unità è un dono dello Spirito Santo da implorare, non semplicemente un accordo da negoziare.

Il profeta Ezechiele contemplò una volta la visione di ossa secche che tornano in vita per mezzo del soffio dello Spirito: "Farò entrare lo Spirito in voi e vivrete" (Ezechiele 37,5). Questa promessa di risurrezione, rivolta a un popolo diviso e disperso, è anche una chiave per comprendere la Chiesa in Cina: la comunione non è principalmente un costrutto giuridico, ma una grazia da ricevere.

La pastorale cinese di Leone XIV: tra testimonianza e pazienza

Una Chiesa che semina semi, non una Chiesa che conquista.

La formula usata da Leone XIV nella sua preghiera del 24 maggio è teologicamente ricca: che i cattolici cinesi siano «seme di speranza e di pace». Questa immagine del seme è evangelica nella sua stessa struttura. Parla dell'umiltà della presenza: il seme non si impone, è sepolto, piccolo, dipendente da un terreno che non ha scelto. Parla anche di pazienza escatologica: il seme porta in sé una promessa che trascende la sua dimensione visibile. E infine, parla di fecondità discreta: in un Paese dove la Chiesa cattolica rappresenta meno dell'1% della popolazione, la rilevanza della sua testimonianza non si misura dal numero dei battesimi, ma dalla qualità della sua presenza umana e spirituale.

Questa visione è in linea con quella dei papi precedenti, ma assume un carattere particolare nell'enciclica di Leone XIV. Magnifica humanitas In un mondo in cui l'intelligenza artificiale minaccia di sostituire le relazioni umane con simulazioni, in cui gli algoritmi tendono a definire le identità e a governare i comportamenti, una Chiesa che prega per i minatori senza nome, che invoca la Vergine Maria in un santuario a Shanghai, che affida allo Spirito Santo ciò che la diplomazia non può risolvere, è proprio la contro-testimonianza di cui il mondo ha bisogno. Essa proclama che ogni essere umano possiede una dignità irriducibile, che ogni morte merita di essere riconosciuta, che ogni popolo credente merita di essere accolto nella sua unicità.

La preghiera, il primo atto politico

C'è un'apparente ingenuità in questa enfasi sulla preghiera. Si potrebbe obiettare: mentre il Papa prega, Pechino nomina i vescovi, controlla le comunità religiose, limita l'accesso ai santuari e inasprisce le sue politiche nei confronti delle chiese non registrate. Il ricercatore Guillaume Guennec, co-direttore dell'ONG Open Doors, ha sottolineato all'inizio di quest'anno che questa pressione potrebbe rappresentare una nuova fase nella politica di controllo della Chiesa avviata da Xi Jinping nel 2017. Di fronte a questa realtà, la preghiera è in definitiva vana?

Agire diversamente significherebbe fraintendere la forza intrinseca della preghiera di intercessione nella tradizione cattolica. Pregare per la Chiesa in Cina significa innanzitutto riconoscere che questa Chiesa esiste, che soffre, che spera e che la Chiesa universale non la abbandona. Significa anche ricordare che la comunità di fede trascende i confini politici: quando Leone XIV unì la sua preghiera a quella dei cattolici cinesi «come segno del nostro affetto per loro e della loro comunione con la Chiesa universale», compì un atto della Chiesa che ha una concreta realtà mistica, indipendente dai suoi immediati effetti diplomatici.

La Lettera di Giacomo ce lo ricorda con disarmante semplicità: «La preghiera fervente del giusto ha una grande efficacia» (Giacomo 5,16). Questa convinzione non è ingenua: è il fondamento stesso della speranza cristiana, una speranza che non è attesa passiva ma fiducia attiva, capace di sostenere i fedeli nelle situazioni più opprimenti. I cattolici della Chiesa clandestina cinese, che hanno vissuto decenni di clandestinità, lo hanno sperimentato in modo profondo. La preghiera papale è anche un atto di solidarietà con la loro storia.

Ciò che Sheshan disse alla Chiesa Universale

È notevole che il Papa abbia scelto di dedicare la giornata del 24 maggio a un santuario mariano piuttosto che a una dichiarazione ecclesiastica o politica. Maria, nella teologia cattolica, non è una figura marginale o ornamentale: è, per usare le parole di San Luigi Maria Grignion de Montfort, "l'impronta di Dio", colei in cui la fede è incarnata più perfettamente nella storia umana. A Sheshan, viene invocata con il titolo di "Aiuto dei cristiani". Auxilium Christianorum — un titolo che evoca in modo specifico l'aiuto offerto nelle prove, nelle persecuzioni, nelle battaglie che le forze umane non possono vincere.

Invocando la Madonna di Sheshan, Leone XIV disse ai cattolici cinesi: non siete soli. E disse alla Chiesa universale: guardate alla Cina non con condiscendenza o ansia geopolitica, ma con la venerazione dovuta a una Chiesa che soffre e crede, che è, in questo senso, figura dell'intera Chiesa in pellegrinaggio attraverso la storia. La Chiesa in Cina è uno specchio: rivela cosa significa essere cattolici quando la fede ha un prezzo davvero alto.

Questo duplice gesto del 24 maggio – preghiera per l'unità e compassione per le vittime degli infortuni sul lavoro – è alla base dell'approccio pastorale di Leone XIV: una Chiesa che prega prima di negoziare, che accompagna prima di governare, che unisce la dignità dei lavoratori e la grazia dello Spirito in un unico atto d'amore. È forse la forma più esigente, e al contempo più appropriata, di presenza cattolica nel mondo contemporaneo.

✝ Riferimenti biblici

3 brani · 3 libri
2 Tessalonicesi
📖 Codice — Libro biblico

Paolo di Tarso · 51-52 d.C. · 47 versetti

Il Signore è fedele: egli vi fortificherà e vi proteggerà dal maligno. (2 Tessalonicesi 3:3)

Chiarimenti sulla venuta del Signore e un invito al lavoro e alla perseveranza.

→ Esplora il Codice 2 Tessalonicesi

🌍 1 Paese cattolico

Cina
🇨🇳
Cina
Asia
Perseguitato
cattolici
0 %
🏛 Capital
Pechino
👥 Popolazione
1.408,3 milioni di abitanti.
⛪ Diocesi
98
🌟 Santi
1
✨ Santuari
2
Persecuzione grave ●●●●○
Meditazione
La Chiesa delle Catacombe Orientali

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Gli esseri interessati: 🇨🇳 Cina
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