- Una devozione che è sopravvissuta a tutti i divieti
- La foresta come santuario nonostante lo stato
- Il regime, la polizia e la logistica di un milione di preghiere
- Maria, messaggera tra le tende improvvisate
- Un tema che non è stato scelto a caso
- L'arcivescovado di Hue e la gerarchia restaurata
- Verso una visita papale: i miglioramenti continuano
- Teologia della perseveranza e della memoria dei martiri
- Ciò che la carne sopporta rivela della fede che dimora in essa.
- La memoria dei martiri vietnamiti come fondamento invisibile
- Il cardinale Parolin e l'orizzonte diplomatico ancora incerto
- Lectio divina
- ✝ Riferimenti biblici
In un caldo soffocante che sfiorava i quaranta gradi Celsius, sotto teloni improvvisati tesi tra gli alberi, 160.000 persone si sono sdraiate sul terreno nudo nella provincia di Quảng Trị tra il 13 e il 15 agosto, senza aria condizionata, senza comfort, a volte con l'unico tetto del cielo del Vietnam centrale. Non erano venuti per una festa o una commemorazione patriottica. Erano venuti perché, nel 1798, proprio in quella stessa foresta, i cristiani perseguitati dall'imperatore Cảnh Thịnh avrebbero, a quanto si dice, visto una donna vestita con il tradizionale áo dài, con un bambino in braccio, circondata da due angeli. Due secoli e ventotto anni dopo, sotto un regime tutt'altro che indulgente nei confronti dei grandi raduni religiosi, la stessa foresta continua ad attrarre folle che né il caldo né la sorveglianza della polizia riescono a scoraggiare.
Ciò che ha avuto luogo il 15 agosto 2026 a La Vang non è stato un semplice pellegrinaggio nel calendario mariano mondiale. Si trattava della trentaduesima edizione di un incontro triennale che risale al 1901, organizzato sul tema "Maria, messaggera della Buona Novella", e che si inserisce in un momento molto particolare della storia della Chiesa in Vietnam: un momento in cui, dopo mezzo secolo di rottura, la Santa Sede sta gradualmente riacquistando una presenza istituzionale ad Hanoi, mentre la pietà popolare non ha mai avuto bisogno di attendere l'autorizzazione di un accordo diplomatico per manifestarsi apertamente sulle colline di Quảng Trị.
Una devozione che è sopravvissuta a tutti i divieti
La foresta come santuario nonostante lo stato
Per comprendere il significato della cifra di 160.000 pellegrini, bisogna capire cosa rappresenta La Vang. Il luogo non fu scelto dalla Chiesa per la sua comodità o visibilità, bensì per i profughi. Nel 1798, l'imperatore Cảnh Thịnh, preoccupato per la diffusione del cattolicesimo nel suo impero, ne mise al bando la pratica e istituì una politica di repressione anticattolica. I cristiani della regione di Cổ Vưu, in fuga da questa persecuzione, trovarono rifugio in quella che la tradizione orale chiama la "Foresta della Pioggia". Ogni sera, si riunivano lì ai piedi di un albero per recitare il rosario, malati, esausti, senza altra consolazione che la loro fede.
Fu in questa estrema miseria, tra i rami, che si narra sia apparsa loro una donna, che chiese di far bollire delle foglie per guarire i malati e promise: "Figli miei, ciò che mi avete chiesto, ve lo concedo, e d'ora in poi risponderò a tutti coloro che verranno qui a pregarmi". Non è una coincidenza teologica che il più importante santuario mariano del Sud-est asiatico comunista sia nato dalla fuga, dalla clandestinità, dalla sopravvivenza collettiva. La Vang porta nella sua memoria fondativa la stessa esperienza che i cattolici vietnamiti rivivono oggi, in forma attenuata ma nondimeno reale: celebrare la propria fede sotto lo sguardo di un potere che la tollera senza mai gioirne pienamente.
Il regime, la polizia e la logistica di un milione di preghiere
Il contrasto tra il fervore popolare e l'apparato di sicurezza che lo circonda è impressionante. Già il 4 agosto 2026, una delegazione del Dipartimento di Polizia Provinciale, guidata dal Colonnello Le Van Hoa, Vice Direttore della Polizia Provinciale, ha tenuto una riunione di lavoro con il Centro di Pellegrinaggio Mariano di La Vang per definire i piani di sicurezza per l'evento. Non si tratta di un dettaglio di poco conto: è un segno che lo Stato vietnamita, cinquantun anni dopo la fine della guerra, continua a considerare i grandi raduni cattolici come oggetto di controllo amministrativo e non semplicemente come un normale evento culturale.
Un rapporto pubblicato nel giugno 2026 da un'organizzazione per la libertà religiosa denuncia la persistente infiltrazione del regime comunista nelle strutture della Chiesa cattolica vietnamita, accusando le autorità di controllare e talvolta perseguitare le comunità religiose che sfuggono alla supervisione statale. Questa realtà coesiste, senza contraddizioni, con una crescita spettacolare della popolazione cattolica: statistiche recenti indicano circa sette milioni di cattolici in Vietnam, pari al 7,4% della popolazione totale, collocando il Paese al quinto posto tra le potenze cattoliche del continente asiatico. Il paradosso vietnamita risiede proprio in questa coesistenza: una Chiesa che viene monitorata, talvolta ostacolata, ma che continua a crescere e le cui folle a La Vang si riempiono di fedeli ogni anno di più.
Maria, messaggera tra le tende improvvisate
Un tema che non è stato scelto a caso
Il tema scelto per questa trentaduesima edizione, «Maria, messaggera della Buona Novella», non è una mera formula pia intercambiabile. Esso colloca deliberatamente il pellegrinaggio all'interno della dinamica missionaria specifica di questo Anno Santo, in cui l'episcopato vietnamita sottolinea il ruolo attivo di Maria non semplicemente come oggetto di devozione, ma come agente dell'annuncio del Vangelo. Questa enfasi riecheggia un testo di san Paolo troppo spesso trascurato nella devozione mariana ordinaria: «Quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge» (Gal 4,4). La donna di cui parla l'apostolo non è passiva: è proprio lei il luogo in cui l'Incarnazione diventa evento, il punto di svolta in cui la promessa si fa carne.
A La Vang, questa teologia di Maria come «messaggera» assume un significato particolare perché il santuario stesso è nato da un messaggio: quello di consolazione portato ai cristiani in fuga, istruiti a far bollire foglie per la guarigione e, soprattutto, esortati a non perdere la speranza. C'è qualcosa di profondamente appropriato nel fatto che i pellegrini nel 2026, alcuni provenienti dall'estero, dormano in tende improvvisate sotto un caldo torrido per commemorare un'apparizione a dei profughi senza dimora. Le difficoltà materiali del pellegrinaggio moderno rievocano, quasi letteralmente, le condizioni dell'apparizione originale.
L'arcivescovado di Hue e la gerarchia restaurata
La messa di apertura, il 13 agosto alle 17:30, è stata presieduta dall'arcivescovo Joseph Vu Van Thien, arcivescovo di Hanoi dal 2018, ex studente a Parigi, nominato vescovo di Haiphong nel 2002 da Papa Giovanni Paolo II. La messa di chiusura e la messa dell'Assunzione, il 15 agosto, sono state presiedute dall'arcivescovo Joseph Dang Duc Ngan, arcivescovo di Hue, la diocesi a cui appartiene direttamente il santuario. Questa duplice struttura liturgica, con un capo proveniente dal simbolico nord di Hanoi e l'altro radicato localmente a Hue, illustra la dimensione autenticamente nazionale di La Vang: non si tratta di un pellegrinaggio regionale, ma di un evento che unisce, almeno per tre giorni, l'intera geografia ecclesiastica del Vietnam, dallo storico nord comunista alla regione centrale dove avvenne l'apparizione.
Questa ritrovata unità non è un risultato di lunga data; è parte di un movimento diplomatico recente e fragile. Il 27 luglio 2023, durante la visita del presidente vietnamita Võ Văn Thưởng in Vaticano, la Santa Sede e la Repubblica Socialista del Vietnam hanno concluso un accordo sullo status di rappresentante pontificio residente ad Hanoi. Papa Francesco ha nominato l'arcivescovo Marek Zalewski a tale incarico il 23 dicembre 2023; egli ha assunto ufficialmente la residenza ad Hanoi il 31 gennaio 2024. È stato il primo rappresentante della Santa Sede presente sul suolo vietnamita dall'espulsione del Delegato Apostolico dal Nord nel 1959 e poi dal Sud nel 1975: quasi esattamente mezzo secolo di assenza istituzionale, che questo pellegrinaggio del 2026, in un certo senso, colma con fervore popolare in un Paese dove la diplomazia progredisce solo a piccoli passi.
Verso una visita papale: i miglioramenti continuano
Il movimento non si è fermato con la nomina dell'arcivescovo Zalewski. Nell'aprile del 2024, l'arcivescovo Paul Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, ha visitato il Vietnam, aprendo, secondo le parole dello stesso dicastero, "nuove opportunità". Il 30 giugno 2025, Papa Leone XIV ha ricevuto in Vaticano il vicepresidente della Repubblica Socialista del Vietnam, Võ Thị Ánh Xuân, durante la prima visita a Roma di una delegazione inviata dal nuovo presidente Lương Cường. Questo incontro conferma quello che gli osservatori della diplomazia vaticana definiscono un "confermato miglioramento" tra la Santa Sede e il Vietnam, quarantotto anni dopo la completa interruzione delle relazioni bilaterali nel 1975.
Certo, l'arcivescovo Zalewski non detiene il titolo di nunzio apostolico e non si tratta ancora di una formale ripresa delle relazioni diplomatiche. Ma la prospettiva di una storica visita papale in Vietnam, ipotizzata come possibile scenario per i prossimi anni, conferisce a questo pellegrinaggio a La Vang un significato che va ben oltre il contesto locale. Se un giorno un papa dovesse venire a pregare in questa foresta dove i fuggitivi videro la Vergine Maria nel 1798, si completerebbe una storia di persecuzione, silenzio e poi graduale riconoscimento, che trova la sua più eclatante prefigurazione nei 160.000 pellegrini del 2026.

Teologia della perseveranza e della memoria dei martiri
Ciò che la carne sopporta rivela della fede che dimora in essa.
Questo pellegrinaggio possiede una dimensione viscerale, quasi brutale, che non può essere ignorata: anziani, intere famiglie e bambini dormivano per tre giorni consecutivi sulla terra nuda, sotto dei teloni, a temperature che sfioravano i quaranta gradi Celsius. Questa resistenza fisica non è un aspetto secondario del cammino spirituale; ne è, letteralmente, l'essenza stessa. Il corpo esausto del pellegrino nel 2026, due secoli dopo, riecheggia la stanchezza dei rifugiati cristiani che, pur ammalati nella foresta, si riunivano ogni sera per recitare il rosario.
L'Epistola di Pietro offre qui una preziosa riflessione, raramente utilizzata nella devozione mariana ordinaria: «Anche voi, come pietre vive, venite edificati in una casa spirituale, per essere un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio» (1 Pietro 2,5). Queste pietre vive non sono figure astratte: sono corpi reali, sudati, sfiniti dal caldo, che tuttavia scelgono di rimanere in piedi per tre giorni in una radura a Quảng Trị. L'edificio spirituale di cui parla l'apostolo Pietro viene letteralmente costruito a La Vang, con tende improvvisate e volti segnati dalla fatica.
La memoria dei martiri vietnamiti come fondamento invisibile
Bisogna inoltre comprendere che La Vang non può essere separata dalla più ampia storia del martirio cattolico vietnamita. Tra il XVII e il XIX secolo, il Paese ha vissuto diverse ondate di persecuzioni estremamente violente, di cui gli eventi del 1798 rappresentano solo un episodio. Il processo di beatificazione di figure missionarie come François Pallu e Pierre Lambert de la Motte, citato dallo stesso vescovo Vu Van Thien, serve a ricordare che l'affermazione del cattolicesimo vietnamita è avvenuta a costo di spargimenti di sangue per diverse generazioni. La fede che oggi converge su La Vang non è quindi una devozione recente o importata: è l'erede diretta di una stirpe di testimoni, molti dei quali sono morti piuttosto che rinnegare il proprio battesimo.
Questo ricordo conferisce particolare significato a un versetto del Libro dell'Apocalisse, raramente citato nei commentari mariani tradizionali, ma che illumina direttamente la scena del 1798: «E il drago inseguiva la donna e vomitava dalla sua bocca acqua come un fiume, tanto che la travolgeva. Ma la terra soccorse la donna» (Ap 12,15-16). La foresta di La Vang, questa «foresta della pioggia» dove i fuggitivi trovarono rifugio, può essere interpretata come la terra che viene in aiuto della donna inseguita: uno spazio naturale che, attraverso la protezione divina, diventa luogo di salvezza proprio nel momento in cui ogni protezione umana era svanita. Il santuario mariano più frequentato nell'Asia sud-orientale comunista si fonda dunque, letteralmente, sull'esperienza di un rifugio offerto quando ogni rifugio istituzionale era stato eliminato.
Il cardinale Parolin e l'orizzonte diplomatico ancora incerto
Una visita del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, era stata presa in considerazione per il 2025 come tappa intermedia in vista di una possibile visita papale. Questa prospettiva, qualora si concretizzasse nei prossimi mesi o anni, conferirebbe a La Vang una nuova risonanza internazionale: quella di un santuario nato nel mezzo di una persecuzione totale, diventando la pietra miliare simbolica di una completa normalizzazione diplomatica tra Roma e Hanoi. Tuttavia, dobbiamo guardarci da ogni ottimismo prematuro. Il rapporto del giugno 2026 sull'infiltrazione del regime nelle strutture ecclesiastiche ci ricorda che la coesistenza tra lo Stato comunista e la Chiesa cattolica rimane segnata da una diffidenza strutturale, dove ogni progresso diplomatico è accompagnato da un accresciuto controllo amministrativo sul territorio.
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Accedi alla cartella →È proprio questa tensione irrisolta a rendere così significativa la testimonianza dei 160.000 pellegrini del 2026. Non hanno atteso la ripresa delle piene relazioni diplomatiche per accorrere con fede nella foresta dei loro antenati. La loro massiccia presenza, sotto teloni, sotto il sole cocente, precede e trascende qualsiasi accordo bilaterale: testimonia una vitalità popolare che non ha mai avuto bisogno di riconoscimento legale per esprimersi. Questa è forse la lezione più profonda di La Vang per la Chiesa universale: la fede popolare può sopravvivere, e persino prosperare, in condizioni politiche ostili, a patto che rimanga radicata nel ricordo di un rifugio e di una consolazione, piuttosto che nella ricerca di un riconoscimento istituzionale.
Lectio divina
«Allora il drago inseguì la donna, ma la terra aiutò la donna.» Apocalisse 12:15-16
Forse anche tu conosci una foresta interiore dove ti sei rifugiato quando tutto sembrava minacciare la tua fede. Forse hai pregato, malato ed esausto, ai piedi di un albero, invisibile a chiunque altro. Cosa, nel tuo luogo nascosto, attende ancora conforto? Hai mai riconosciuto la terra che silenziosamente viene in tuo aiuto quando ti credevi abbandonato? Dov'è oggi la tua foresta di La Vang?
Signore, tu hai nascosto tua madre in una foresta perché potesse confortare i fuggitivi. Tu sai cosa significa fuggire, tu che sei nato lontano da casa, in una mangiatoia presa in prestito. Dammi la forza di restare saldo nelle mie tende improvvisate. Possa la terra stessa essere il mio rifugio quando le potenze mi perseguitano. Insegnami a pregare ai piedi di un albero, come loro, senza altra certezza che la tua promessa. Possa anch'io diventare una pietra viva nel tuo edificio.
Un telone teso tra due rami, e sotto di esso, un volto in preghiera nel calore della sera.
✝ Riferimenti biblici
3 brani · 3 libri
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