Nel Sud Sudan, tre mani poste su tre teste dicono più di tutte le elezioni di dicembre messe insieme.

Nel Sud Sudan, un cardinale sta istruendo i suoi sacerdoti all'umiltà mentre una tesa campagna elettorale minaccia il Paese.

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Il 17 agosto, nella cattedrale di Santa Teresa a Juba, tre diaconi si sono inginocchiati davanti al cardinale Stephen Ameyu Martin Mulla per ricevere l'ordinazione sacerdotale, mentre a pochi chilometri di distanza, nei silenziosi corridoi del governo, si negoziava ancora il destino di un Paese appeso a un filo, in un'elezione che quasi nessuno crede veramente possa svolgersi pacificamente. Questo contrasto quasi insopportabile definisce da solo il contesto teologico in cui oggi è in gioco la credibilità della Chiesa nel Sud Sudan: da una parte, politici in lotta per il potere, che arrivano persino a detenere arbitrariamente gli avversari; dall'altra, un pastore che esorta i suoi nuovi sacerdoti a fuggire proprio da questa stessa tentazione del potere, ma celata sotto le vesti liturgiche. È proprio questo che è in gioco quando il cardinale Ameyu mette in guardia i suoi figli spirituali contro qualsiasi visione del sacerdozio come "status elitario": non sta pronunciando una pia formula dettata dalle circostanze, ma sta formulando una diagnosi spirituale di un Paese in cui la funzione, qualunque essa sia, troppo spesso si trasforma in un privilegio, in un bottino, in una distanza dal popolo.

Il Paese più giovane del mondo, indipendente da appena quindici anni, si sta teoricamente preparando a tenere le sue prime elezioni generali il 22 dicembre 2026, un evento democratico promesso dal 2011 e rinviato per ben cinque volte. Riek Machar, ex primo vicepresidente e leader dell'opposizione, si trova agli arresti domiciliari a Juba dal marzo 2025, accusato di omicidio, tradimento e crimini contro l'umanità da un tribunale speciale che ha recentemente chiuso le sue porte al pubblico e ai media. Il suo movimento, l'SPLM-IO, ha avvertito che chiunque tenti di registrare gli elettori o di fare campagna elettorale nelle aree sotto il suo controllo sarà considerato prigioniero di guerra. È in questo clima di diffuso sospetto, dove gli emendamenti al rivitalizzato accordo di pace del 2018 sono stati approvati di nascosto per svincolare le elezioni dal completamento di una costituzione permanente, che il cardinale Ameyu sta formando i suoi sacerdoti secondo una logica di autorità completamente diversa: quella del servizio disinteressato, a mille leghe di distanza dalla logica di conquista che sta erodendo la classe politica.

Una Chiesa che forma i pastori contro il potere predatorio

Il significato di questo gesto pastorale va compreso nel suo contesto immediato. Quando un cardinale ordina tre nuovi sacerdoti in un Paese in cui i vescovi cattolici, al termine della loro assemblea annuale, hanno appena messo in guardia contro un'"imminente crisi costituzionale e di transizione", a prescindere dal fatto che le elezioni si svolgano o vengano rinviate, ogni parola pronunciata durante l'ordinazione assume un peso particolare. L'Arcivescovo di Juba non si rivolge a tre giovani in astratto: li invia a esercitare il loro ministero in parrocchie dove la popolazione si aspetta che incarnino un'alternativa concreta ai leader percepiti come coloro che monopolizzano risorse e potere per sé stessi. Il contrasto tra l'umiltà richiesta al sacerdote e l'orgoglio palese di alcuni leader politici del Paese non è una semplice coincidenza temporale; è l'essenza stessa della testimonianza della Chiesa in questa nazione ferita.

Questa richiesta di umiltà trova una sorprendente eco nella Prima Lettera di Pietro, dove l'apostolo scrive alle comunità disperse: «Anche voi, come pietre vive, venite edificati in una casa spirituale, per essere un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo» (1 Pietro 2,5). Questo testo, meno citato di altri passi sul sacerdozio, ci ricorda che la funzione sacerdotale non consiste mai nel dominare l'edificio, ma nell'integrarsi in esso come una pietra tra le altre, portata da Cristo stesso, designata come pietra angolare. Il cardinale Ameyu, insistendo sul rifiuto di qualsiasi «status elitario», non fa altro che riformulare questa teologia petrina per un contesto in cui la tentazione dell'elitarismo clericale si fonde pericolosamente con quella dell'elitarismo politico.

Il Sud Sudan è dilaniato da una guerra civile dal 2013, che ha causato centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati, prima che il rinnovato accordo del 2018 istituisse un fragile governo di unità nazionale tra il presidente Salva Kiir Mayardit e il suo rivale Riek Machar. L'arresto di Machar nel 2025 ha infranto questo precario equilibrio, riaccendendo i combattimenti in diverse regioni del Paese e spingendo il meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco a registrare, nel gennaio 2026, un aumento del quattordici percento delle violazioni della tregua e un aumento del quarantatré percento delle ostilità che coinvolgono i firmatari dell'accordo. È in questo clima di cronica sfiducia che la Chiesa cattolica, attraverso la voce dei suoi vescovi riuniti nella provincia ecclesiastica di Juba, ha ricordato lo scorso gennaio che "i cittadini non sono proprietà", condannando fermamente la ripresa dei combattimenti e chiedendo ai belligeranti di riconoscere la profonda aspirazione del popolo alla pace.

Il clero è in prima linea in un Paese dove la cura pastorale ha un costo elevato.

L'appello all'umiltà e all'obbedienza del Cardinale Ameyu non può essere compreso senza ricordare un tragico evento accaduto poche settimane prima, a poche centinaia di chilometri a nord del confine, sui Monti Nuba: padre Youhanna Al-Amin, parroco di San Vincenzo a Kauda, è stato assassinato il 19 giugno insieme ad altre due persone per aver denunciato il furto di medicinali destinati alla sua comunità. Un mese dopo, nella stessa regione, un pastore anglicano, Adel Idris Jongool, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da combattenti di una fazione dissidente, mentre un altro leader religioso protestante è stato rapito. Questi omicidi, che si inseriscono in un clima di persecuzione mirata del clero cristiano in Africa centrale e orientale, conferiscono una risonanza particolarmente grave all'appello del Cardinale Ameyu al servizio disinteressato: servire in questa regione del mondo non significa ricoprire una posizione onorifica, ma significa potenzialmente pagare con la propria vita la fedeltà alla propria missione.

Questa realtà riecheggia l'avvertimento che Gesù stesso rivolge ai suoi discepoli quando li invia in missione, in un passo spesso trascurato del Vangelo di Luca: «Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non prendete borsa, né sacca, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada» (Lc 10,3-4). Questa radicale spogliazione, questa deliberata assenza di qualsiasi protezione, delinea il ritratto del sacerdote che il cardinale Ameyu immagina: un uomo senza una rete di sicurezza materiale o simbolica, completamente esposto alla fragilità della sua missione, l'esatto opposto della figura del sacerdote eminente che alcune culture ecclesiastiche africane hanno talvolta lasciato radicare.

Fin dalla sua elezione, Papa Leone XIV ha ripetutamente lanciato appelli riguardanti questa regione del mondo, riferendosi lo scorso gennaio alla "persistente instabilità politica nel Sud Sudan, il più giovane Stato della comunità internazionale", insieme al vicino Sudan, che ha descritto come "un vasto campo di battaglia". All'inizio di agosto, ha nuovamente esortato le autorità a garantire corridoi umanitari e ha invitato la comunità internazionale a sostenere un cessate il fuoco immediato, ribadendo la sua vicinanza spirituale all'intera popolazione sudanese. Questa insistenza papale, ben lungi dall'essere un mero esercizio diplomatico, getta luce sulla formazione che il Cardinale Ameyu offre ai suoi nuovi sacerdoti: essi sono chiamati a diventare, nelle rispettive parrocchie, agenti concreti di una pace che Roma definisce "disarmata e disarmante", espressione divenuta emblematica del pontificato di Leone XIV.

L'obbedienza come antidoto alla frammentazione etnica e politica

Il terzo pilastro dell'esortazione cardinalizia, l'obbedienza, merita particolare attenzione nel contesto del Sud Sudan, dove le tensioni intercomunitarie spesso si intrecciano con le stesse fratture ecclesiastiche. Un sacerdote educato all'obbedienza al suo vescovo e alla Chiesa universale diventa, in questa configurazione, una forza unificante che trascende le affiliazioni tribali che ancora strutturano profondamente la vita sociale e politica del Paese. Lo stesso cardinale Ameyu, originario della contea di Torit nell'Equatoria Orientale, ha costruito tutta la sua reputazione ecclesiastica su questa capacità di trascendere le affiliazioni di clan, il che spiega in gran parte perché Papa Francesco abbia scelto di crearlo cardinale nel 2023, il primo nella storia del Paese, proprio nel dodicesimo anniversario dell'indipendenza del Sud Sudan.

Questa dimensione unificante dell'obbedienza sacerdotale trova un fondamento scritturale sorprendente nell'Epistola ai Filippesi, dove san Paolo descrive il movimento kenotico di Cristo: "Pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio una cosa da conservare gelosamente, ma spogliò se stesso, assumendo la forma di servo" (Filippesi 2,6-7). Questo testo, fondamentale per qualsiasi teologia del sacerdozio, assume una rilevanza impellente in un Paese dove, al contrario, i leader politici si aggrappano strenuamente alle proprie posizioni, dove il presidente Salva Kiir Mayardit ha unilateralmente modificato l'accordo di pace per svincolare il calendario elettorale dal completamento di una costituzione permanente, provocando l'indignazione dell'opposizione, che lo vede come una manovra per assicurarsi la rielezione. Lo svuotamento volontario di sé che Paolo descrive in Cristo si pone in netto contrasto con questo attaccamento al potere che ha caratterizzato la scena politica del Sud Sudan sin dall'indipendenza.

Sarebbe tuttavia riduttivo interpretare l'omelia del cardinale Ameyu unicamente come una critica implicita al potere politico. Essa affronta innanzitutto una realtà interna alla Chiesa stessa: la tentazione, presente in molte giovani Chiese africane dove il clero gode di notevole prestigio sociale, di trasformare l'ordinazione in un'opportunità di avanzamento sociale piuttosto che in un percorso di conformità a Cristo servo. Un sociologo della religione che osservasse la crescita fulminea del cattolicesimo nel Sud Sudan, alimentata dalle numerose vocazioni in un contesto di ricostruzione nazionale, comprenderebbe facilmente perché un cardinale responsabile della formazione del clero insista con tanta costanza su questo punto, come aveva già fatto durante una precedente ordinazione diaconale, esortando i candidati a "sacrificarsi" per il ministero.

Una giovane chiesa che si trova ad affrontare la difficile prospettiva di un'elezione senza garanzie.

La stretta coincidenza tra questa ordinazione sacerdotale e l'annuncio, avvenuto pochi giorni prima, delle rinnovate preoccupazioni espresse dai parlamentari del Sud Sudan in merito alla possibilità stessa di tenere elezioni libere a dicembre, non è certamente casuale nell'agenda pastorale del cardinale. Gli stessi parlamentari riconoscono che la persistente insicurezza impedisce loro di visitare i propri collegi elettorali, minando in modo sostanziale la libertà di movimento sia degli elettori che dei candidati. In un simile contesto di vuoto istituzionale, la Chiesa cattolica, attraverso i suoi nuovi sacerdoti formati all'umiltà e al servizio, diventa paradossalmente una delle poche strutture in grado di mantenere un legame di fiducia con una popolazione che non crede più alle promesse dei suoi leader.

Questa schiacciante responsabilità che grava sui giovani sacerdoti ordinati, appena usciti dal seminario, richiama le parole del profeta Geremia, chiamato fin da giovanissimo a una missione che andava oltre la sua comprensione: «Signore Dio, io non so parlare, perché sono solo un ragazzo!». Il Signore gli rispose: «Non dire: »Sono solo un ragazzo”. Va’ da tutti quelli ai quali ti manderò e di' loro tutto quello che ti comanderò. Non aver paura di loro, perché io sono con te per salvarti» (Geremia 1,6-8). Questo dialogo profetico getta una luce particolare sull'enfasi che il cardinale Ameyu pone sull'obbedienza: non si tratta di una sottomissione passiva a un'astratta gerarchia ecclesiastica, ma di una fiducia radicale nella promessa divina di accompagnamento, l'unica cosa in grado di sostenere un giovane sacerdote inviato nel cuore di una società divisa.

La testimonianza di questa Chiesa sud-sudanese, ancora giovane a livello istituzionale ma già messa alla prova da persecuzioni e guerre, offre alla Chiesa universale uno specchio esigente. Mentre tanti dibattiti ecclesiastici occidentali si concentrano su questioni di status, riconoscimento o visibilità mediatica, il cardinale Ameyu ci ricorda, con una semplicità quasi brutale, che il sacerdozio cattolico, nella sua essenza più pura, non si misura mai dal potere che conferisce, ma dal servizio che esige. Questa lezione proveniente dall'Africa orientale, in un momento in cui il Paese si prepara a elezioni il cui esito rimane altamente incerto, merita di essere meditata ben oltre i confini del Sud Sudan.

Lectio divina

📜
Lectio — Lettura

«Anche voi, come pietre vive, venite edificati in una casa spirituale, per essere un sacerdozio santo». 1 Pietro 2:5

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Meditatio — Per meditare

Forse anche tu ricopri una posizione, un titolo, una responsabilità che ti distingue dagli altri. Hai mai sentito quell'orgoglio silenzioso che ti separa dolcemente da coloro che dovresti servire? La pietra viva non brilla da sola; si erge solo quando è unita alle altre pietre dell'edificio. Cosa resterebbe della tua missione se oggi ti venissero tolti tutti i segni esteriori del potere? Abbi il coraggio di guardare, in silenzio, ciò che allora rimarrebbe.

🙏
Orazione — Pregare

Signore, hai scelto pietre grezze per costruire la tua casa. Non volevi marmo levigato, ma carne fragile e obbediente. Insegnami a lasciarmi plasmare senza resistenza. Togli da me ogni desiderio di essere vista, di incutere timore, di essere esaltata. Fammi una pietra nascosta, utile, posta dove tu vuoi che sia. Possa io servire senza mai cercare di brillare.

Contemplatio: contemplare

Una mano di pietra si posa su un capo chino, e il silenzio della cattedrale risuona più lontano di tutti i discorsi del mondo.

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✝ Riferimenti biblici

4 brani · 4 libri
1 Pietro
📖 Codice — Libro biblico

Pietro apostolo (tradizione) · 64–68 d.C. · 105 versetti

Gettate su di lui ogni vostra preoccupazione, perché siete preziosi ai suoi occhi. (1 Pietro 5:7)

Incoraggiamento ai cristiani perseguitati: speranza, battesimo e condotta nella società.

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Luca
📖 Codice — Libro biblico

Luca (compagno di Paolo) · 80-90 d.C. · 1151 versetti

Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. (Luca 19:10)

Il Vangelo della Misericordia: Gesù vicino ai poveri, alle donne e ai peccatori.

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Sudan del Sud
🇸🇸
Sudan del Sud
Africa
Perseguitato
cattolici
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Juba
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⛪ Diocesi
8
Persecuzione grave ●●●●○
Meditazione
La nazione nata dalle lacrime di Cristo

Con circa 60.130 cattolici, il Sud Sudan è uno dei paesi più cattolici dell'Africa, ma anche uno dei più colpiti dalla guerra civile e dalla povertà. L'evangelizzazione ebbe inizio nel XIX secolo con i missionari comboniani…

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