- Un incontro che avrebbe dovuto rimanere discreto.
- Legittimità profetica di fronte al potere
- Cosa dice realmente la Scrittura riguardo al linguaggio inquietante
- Il Magistero e la tradizione della parresia ecclesiale
- Il silenzio che uccide e le parole che turbano
- Un'insicurezza che rende inefficace qualsiasi rassicurazione ufficiale.
- La questione delle scuole missionarie, simbolo di fiducia che necessita di essere ricostruita.
- Lectio divina
- ✝ Riferimenti biblici
Il 28 luglio, in un sontuoso salone di Aso Rock, una quindicina di vescovi nigeriani si sono recati dal presidente Bola Tinubu per dirgli che il loro Paese stava sanguinando. Tre giorni dopo, un cardinale ha raccontato l'incontro in televisione e, da allora, l'intera presidenza è stata ferita nell'orgoglio. Questa vicenda, apparentemente una semplice disputa di protocollo – una violazione della riservatezza – rivela in realtà una frattura ben più antica della stessa Repubblica Federale della Nigeria: quella che separa il potere in cerca di rassicurazioni dalla voce che osa contraddirlo. Ciò che la presidenza definisce una violazione della fiducia, ciò che due consiglieri presidenziali hanno addirittura definito un "abuso del privilegio clericale", merita di essere riesaminato alla luce di una tradizione ben più antica della diplomazia contemporanea: quella dei profeti biblici, anch'essi accusati di tradire la fiducia dei re semplicemente per aver ripetuto ciò che avevano udito dalla bocca di Dio.
Il cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo emerito di Abuja, non ha rivelato alcun segreto di stato. Si è limitato ad affermare su un canale televisivo nigeriano che il presidente non aveva accolto favorevolmente la valutazione socio-economica presentata dalla Conferenza episcopale cattolica della Nigeria. "Non sembrava molto contento", ha riferito, aggiungendo che l'entourage del presidente probabilmente non stava rappresentando fedelmente la vita dei nigeriani comuni a Bola Tinubu. Questa affermazione apparentemente innocua è bastata a scatenare una guerra di parole che la presidenza ha descritto come una "violazione della fiducia" e che i suoi portavoce hanno addirittura denunciato come un "abuso del privilegio clericale". Ma in definitiva, chi ha tradito chi? Questa è la domanda a cui questa dichiarazione cerca di dare risposta, esaminando le Scritture, la tradizione della Chiesa e le questioni scottanti dell'agosto 2026.
Un incontro che avrebbe dovuto rimanere discreto.
Il protocollo contro la verità
Il 28 luglio 2026, una delegazione di diciannove funzionari della Conferenza Episcopale Cattolica della Nigeria, guidata dall'Arcivescovo Matthew Man-Oso Ndagoso di Kaduna e Presidente della Conferenza, ha visitato la State House di Abuja per quella che doveva essere una visita di cortesia. La delegazione comprendeva figure di spicco dell'episcopato nigeriano: l'Arcivescovo Alfred Adewale Martins di Lagos, il Cardinale Peter Ebere Okpaleke di Ekwulobia, l'Arcivescovo Ignatius Ayau Kaigama di Abuja e il Vescovo Matthew Hassan Kukah di Sokoto, noto per le sue coraggiose posizioni in materia di sicurezza e buon governo. Il testo letto dal Vescovo Ndagoso non è stato improvvisato: era, secondo le sue stesse parole, il risultato di un'ampia consultazione all'interno della Conferenza, e rappresentava molto più della semplice opinione delle persone presenti in sala quel giorno.
I vescovi hanno denunciato l'insicurezza endemica, le crescenti difficoltà economiche e, soprattutto, la preoccupante deriva verso un sistema a partito unico, avvertendo del restringimento dello spazio politico e del crescente timore di uno Stato dominato da un unico partito prima delle elezioni presidenziali del 2027. Il vescovo Ndagoso ha sottolineato un punto: i cittadini devono prima essere vivi e al sicuro prima di poter esercitare pienamente le proprie responsabilità civiche ed elettorali. Il presidente Tinubu, dal canto suo, ha risposto che la ristrutturazione dell'apparato di sicurezza del Paese stava già dando i suoi frutti e che la prosperità era a portata di mano. A questo punto, nulla sembrava in grado di penetrare il silenzio che regnava tra le mura del palazzo presidenziale.
La dichiarazione resa pubblica e l'accusa di tradimento
Tre giorni dopo, il 31 luglio, durante un'intervista televisiva, il cardinale Onaiyekan ha raccontato pubblicamente il netto disaccordo del presidente: quest'ultimo aveva chiaramente affermato ai vescovi di non condividere la loro valutazione, ritenendo che l'economia nigeriana stesse andando bene. Nulla in questo resoconto suggerisce la rivelazione di un segreto diplomatico: il cardinale non ha rivelato piani militari, né negoziati riservati; si è limitato a riferire che si era svolto un dialogo e che questo aveva portato alla luce un disaccordo fondamentale tra il governo e la sua Chiesa. Ciononostante, il consigliere presidenziale Temitope Ajayi ha rilasciato una dichiarazione durissima intitolata "L'abuso del privilegio clericale da parte del cardinale Onaiyekan", ritenendo "profondamente inappropriato" che un prelato cattolico offrisse la propria interpretazione di un incontro a porte chiuse con il presidente.
Il cardinale, ormai ottantaduenne, ha scelto di non rispondere direttamente agli attacchi, preferendo una posizione di pacata fermezza: "Abbiamo parlato, e l'unica risposta che ci aspettiamo è se questo influirà sul loro modo di governare". Il Consiglio dei Laici Cattolici della Nigeria si è schierato a suo favore già il 3 agosto, respingendo l'accusa di "abuso d'ufficio" e affermando che il cardinale stava svolgendo la missione profetica e pastorale della Chiesa, non rivelando un segreto di Stato. Lo stesso arcivescovo Ndagoso ha confermato pubblicamente che Onaiyekan non si era in alcun modo discostato dal messaggio ufficiale della Conferenza Episcopale. Questa solidarietà dell'episcopato attorno a un cardinale accusato dimostra che il conflitto non si limita a un singolo individuo: è l'intera istituzione ecclesiastica a sentirsi presa di mira.
Legittimità profetica di fronte al potere
Cosa dice realmente la Scrittura riguardo al linguaggio inquietante
La tradizione biblica non ha mai considerato tradimento il fatto che un uomo di Dio riferisse al popolo ciò che aveva detto al re. Il profeta Ezechiele riceve un mandato straordinariamente chiaro: «Figlio dell'uomo, ti ho costituito sentinella per la casa d'Israele. Ascolterai la parola della mia bocca e li avvertirai da parte mia» (Ezechiele 3,17). La sentinella non ha altra scelta che rimanere in silenzio: il suo silenzio complice sarebbe il vero peccato, non la parola che pronuncia. Questa figura della sentinella, posta sulle mura per gridare ciò che vede arrivare, getta nuova luce sulla posizione del cardinale Onaiyekan. Non scelse di parlare per umiliare un uomo, ma perché il silenzio, in un paese dove decine di migliaia di cristiani erano periti per mano delle milizie, avrebbe costituito diserzione.
Il profeta Natan offre un'altra interpretazione, ancora più incisiva. Rivolgendosi al re Davide, non gli parla con fare adulatore, ma con autorità di giudice, con questa frase ormai impressa nella memoria biblica: "Natan disse a Davide: 'Tu sei quell'uomo!'" (2 Samuele 12:7). Anche Natan godeva di un accesso privilegiato alla corte reale; avrebbe potuto rimanere in silenzio per lealtà al sovrano. Invece, scelse il disagio di dire la verità direttamente. La tradizione profetica non ignora la vicinanza al potere: la sovverte rifiutandosi di lasciare che questa vicinanza si trasformi in tacita complicità. Questa è precisamente la tensione che permea il rapporto tra la Conferenza Episcopale Nigeriana e la presidenza di Bola Tinubu oggi: i vescovi vengono ricevuti e ascoltati, ma ci si aspetta che rimangano entro i limiti di un discorso strettamente privato, mai pubblico.
Infine, c'è un passo meno noto del Libro dei Proverbi che getta luce sulla particolare difficoltà che un consigliere sincero si trova ad affrontare quando si confronta con i potenti: "Chi rimprovera un uomo troverà più favore nell'aldilà di chi lo adula con la lingua" (Proverbi 28,23). Questo versetto ribalta la logica cortese secondo cui l'adulazione garantisce la longevità dei rapporti, mentre la verità li mette a repentaglio. La Bibbia afferma il contrario: è la franchezza, anche se inizialmente sgradevole, che in definitiva produce un rapporto più sano e fruttuoso. Il cardinale Onaiyekan, notando che il presidente "non sembrava molto felice", non cercava quindi una rottura, bensì la verità come condizione per un rapporto duraturo tra la Chiesa e lo Stato nigeriano.
Il Magistero e la tradizione della parresia ecclesiale
Questa richiesta di franchezza non è un'invenzione moderna dei media cattolici nigeriani; affonda le sue radici nel costante insegnamento della Chiesa sul ruolo pubblico dei pastori. Papa Leone XIV, fin dalla sua elezione, ha ripetutamente sottolineato che la Chiesa non può rimanere in silenzio di fronte alle ingiustizie strutturali, insistendo sulla necessità di una voce ecclesiastica che accompagni il popolo senza sottomettersi ai poteri temporali. Lo stesso cardinale Onaiyekan, durante tutto il suo ministero ad Abuja, si è sempre distinto per una rara franchezza nei suoi rapporti con le autorità che si sono succedute, siano esse civili o militari, respingendo sistematicamente l'idea che il ministero pastorale implichi una neutralità compiacente.
La Conferenza Episcopale Cattolica della Nigeria, nella sua dichiarazione collettiva del 28 luglio, non si è limitata a denunciare l'insicurezza e l'insicurezza economica: ha esplicitamente messo in guardia contro una deriva verso un sistema a partito unico e ha chiesto elezioni libere, trasparenti e credibili nel 2027. Così facendo, i vescovi non si avventurano al di fuori del loro legittimo campo di competenza: esercitano quella che la dottrina sociale della Chiesa chiama vigilanza morale sul bene comune, una funzione che il Concilio Vaticano II aveva già chiaramente stabilito nella costituzione Gaudium et Spes, affermando il diritto e il dovere della Chiesa di esprimere un giudizio morale sulle realtà politiche quando i diritti fondamentali della persona o la salvezza delle anime lo richiedono.
Il silenzio che uccide e le parole che turbano
Un'insicurezza che rende inefficace qualsiasi rassicurazione ufficiale.
Il disaccordo tra il presidente Tinubu e i vescovi cattolici non riguarda sfumature statistiche, bensì la realtà vissuta da milioni di nigeriani. Secondo i dati più recenti dell'Osservatorio per la libertà religiosa in Africa, le milizie islamiste Fulani, che secondo le stime della Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale contano circa trentamila combattenti, sono diventate la principale forza di violenza contro le popolazioni cristiane, superando ormai Boko Haram e la Provincia dell'Africa occidentale dello Stato Islamico messi insieme. Tra l'ottobre 2019 e il settembre 2025, quasi diciannovemila cristiani sono stati uccisi da gruppi islamisti in Nigeria, di cui oltre undicimila solo dalle milizie Fulani – una cifra che, secondo i ricercatori, è probabilmente sottostimata.
Il 2025 si è rivelato un anno particolarmente tragico, con 3.490 cristiani uccisi per la loro fede, secondo la Open Doors World Watch List. Questo dato colloca la Nigeria al settimo posto a livello globale, ma al primo per numero assoluto di vittime cristiane, una posizione che detiene per l'ottavo anno consecutivo con il più alto indice di violenza. Solo nel gennaio 2026, quasi 175 fedeli sono stati rapiti in un solo fine settimana da tre chiese nello Stato di Kaduna, dopo che altri 35 erano stati uccisi in villaggi nelle regioni del Middle Belt e dell'est del Paese. È in questo contesto che la dichiarazione presidenziale secondo cui l'economia "sta andando bene" e la sicurezza sta migliorando si scontra nettamente con la realtà quotidiana riportata dai vescovi delle diocesi più colpite.
La questione delle scuole missionarie, simbolo di fiducia che necessita di essere ricostruita.
Oltre alla questione della sicurezza, i vescovi hanno sfruttato l'incontro per riproporre una richiesta di lunga data, ma ancora in sospeso: la restituzione delle scuole fondate dalle missioni cristiane e nazionalizzate dai governi succedutisi dagli anni '70. Il vescovo Ndagoso ha ricordato che la questione era già stata sollevata in un precedente incontro l'anno scorso, senza che ne derivassero decisioni concrete, e ha chiesto al presidente di facilitarne l'effettiva attuazione. Il presidente Tinubu ha risposto osservando che lui stesso aveva restituito le scuole missionarie quando era governatore dello Stato di Lagos, ma aveva delegato la responsabilità ai governi statali, poiché la questione rientra costituzionalmente nella loro giurisdizione.
Interrogato pochi giorni dopo, durante le celebrazioni della Giornata dei Sacerdoti a Kaduna, il Vescovo Ndagoso ha chiarito la posizione della Chiesa: non si tratta di una semplice restituzione non strutturata, bensì di un modello di partenariato in cui lo Stato continuerebbe a finanziare gli insegnanti e a fornire sussidi, mentre la Chiesa gestirebbe il sistema educativo, seguendo il modello già collaudato negli Stati di Anambra e Lagos. Diversi governatori, in particolare negli Stati di Edo, Ogun ed Ebonyi, hanno infatti avviato negli ultimi mesi un processo di graduale restituzione di decine di scuole alle missioni cattoliche e anglicane, a dimostrazione del fatto che le richieste episcopali stanno trovando un sostegno concreto a livello locale, anche quando il governo federale tarda a prendere una decisione. Questa questione apparentemente tecnica in ambito educativo cristallizza in realtà una sfida ben più ampia: quella del ruolo che lo Stato nigeriano è disposto a riconoscere alle comunità religiose nell'educazione delle future generazioni, in un momento in cui la fiducia tra i due poteri è messa a dura prova.
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«Figlio dell'uomo, io ti ho costituito sentinella per la casa d'Israele. Ascolterai la parola della mia bocca e li avvertirai da parte mia.» Ezechiele 3:17
Dentro di te c'è una voce che hai tenuto a freno per troppo tempo, per paura di dispiacere a chi detiene il potere. Conosci la differenza tra un silenzio prudente e un silenzio complice, eppure esiti ancora. Cosa faresti se Dio ti affidasse, proprio ora, il compito di sentinella? Saresti tra coloro che avvertono, o tra coloro che rimangono in silenzio per non perdere la propria posizione? La sentinella non sceglie cosa vede arrivare sulle mura; sceglie solo se gridare o meno.
Signore, mi hai posto su un bastione che non ho scelto. Dammi la voce della sentinella, mai quella del cortigiano. Che le mie parole non adulano coloro che hanno bisogno di udire la verità. Insegnami il coraggio silenzioso di Natan di fronte a Davide. Che io non confonda mai il rispetto dovuto al potere con il silenzio nato dalla paura. Rafforza coloro che, anche oggi, danno voce a chi non ne ha.
Un uomo solitario su un terrapieno di terra rossa, la sua voce portata dal vento serale verso una città addormentata che ancora non sa di essere minacciata.
✝ Riferimenti biblici
3 brani · 3 libri
Io sarò suo padre ed egli sarà mio figlio. (2 Samuele 7:14)
Il regno di Davide: gloria, peccati e prove del re secondo il cuore di Dio.
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Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo. (Ezechiele 36:26)
Visioni apocalittiche, oracoli di giudizio e la promessa della restaurazione di Israele.
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Il timore del Signore è il principio della saggezza. (Proverbi 9:10)
Una raccolta di consigli pratici per vivere in modo giusto, in famiglia, nella società e davanti a Dio.
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