- Il giorno in cui la bugia educata perse contro il rifiuto sincero
- Un padre, due figli, un vigneto: dove si svolge realmente la scena?
- Un "no" che si gira è meglio di un "sì" che non si muove mai
- Il vigneto come luogo di realtà, non come paesaggio
- Cosa cambia questo testo per te, in modo molto concreto
- L'eco patristica, liturgica e martirologica del testo
- Lectio divina
- Come pregare con questo testo, nello specifico
- Ciò che questo testo mette in discussione del nostro modo moderno di credere
- Preghiera
- Conclusione
- Pratiche
- Riferimenti
- ✝ Riferimenti biblici
Vangelo di Gesù Cristo secondo San Matteo
28«"Cosa ne pensi? Un uomo che l'ha visto per primo e ha detto: "Figlio mio, va' oggi a lavorare nella mia vigna. 29Lui rispose: Non voglio, ma poi, mosso dal rimorso, se ne andò. 30Poi, rivedendosi all'altro, gli diede l'estesso ordine. Quest'ultimo rispose: «Andrò, signore», e non andò. 31Chi dei due fece la volontà del padre? Glielo dissero il primo. Poi Gesù dice: «In verità io pubblico e la prostituta vive davanti al regno di Dio. 32Giovanni infatti è venuto a trovarti via della giustizia, e tu non hai fede; ma io pubblico e la prostituta gli hanno creduto; e voi, pur avendo visto questo, non vi siete ancora pentiti per credergli.
Due figli, una domanda, posta due volte. Il primo sbatte la porta in faccia al padre: "No", poi, solo nella sua stanza, qualcosa si agita dentro di lui. Si alza, senza una parola di scuse, e si dirige verso la vigna. Il secondo sorride, china il capo: "Sì, Signore", e chiude la porta dietro al padre, sapendo benissimo che non andrà da nessuna parte. Gesù guarda i sommi sacerdoti e gli anziani, questi uomini che conoscono la Legge a memoria, e porge loro questa parabola come uno specchio. Poi va dritto al punto, senza esitazione: i pubblicani e le prostitute vi hanno preceduto. Non perché siano migliori. Perché alla fine hanno agito.
Il giorno in cui la bugia educata perse contro il rifiuto sincero
Nessuno chiede di essere giudicato in base ai propri propositi, ma in base a ciò che ha fatto della propria vita.
Un sacerdote stanco, una madre che si sente in colpa per non aver mai recitato il rosario, un uomo che ha detto "no" a Dio per vent'anni prima di varcare finalmente la soglia di una chiesa: tutti troveranno qui la stessa scomoda buona notizia. Gesù non chiede un buon inizio. Chiede un arrivo. Questo brano esplora perché il figlio che inizialmente ha rifiutato alla fine piace di più al Padre di colui che ha promesso ma non ha mantenuto la parola, e cosa questo significhi concretamente per una fede che vacilla, cade e poi si rialza.
In breve, questo brano ripercorre il testo di Matteo dal suo contesto storico – un confronto nel Tempio, pochi giorni prima della Passione – fino alle sue risonanze più intime per un credente di oggi. Mette in discussione i meccanismi del pentimento, la falsità di un "sì" senza impegno e il modo in cui Dio continua a cercare coloro che inizialmente hanno detto di no. Si conclude, come sempre, con una lectio divina, una preghiera e suggerimenti concreti per vivere questo testo durante la settimana.
Un padre, due figli, un vigneto: dove si svolge realmente la scena?
Ci troviamo negli ultimi giorni prima della Passione, a Gerusalemme, proprio all'interno delle mura del Tempio. Gesù ha appena scacciato i mercanti e guarito i ciechi e gli zoppi sotto i colonnati: un atto di autorità che ha scatenato una tempesta. I sommi sacerdoti e gli anziani del popolo, l'establishment religioso in tutta la sua solennità, vengono a chiedergli: «Con quale autorità fai queste cose?». Gesù si rifiuta di rispondere direttamente. Prima pone loro una domanda su Giovanni Battista: veniva da Dio o dagli uomini? Li intrappola nella loro stessa codardia politica: non osano rispondere né all'una né all'altra domanda, per timore di compromettersi. È in questa atmosfera tesa, subito dopo questo scambio fallito, che Gesù racconta la parabola dei due figli.Il testo è straordinariamente conciso. Un padre – un uomo, letteralmente il termine greco anthropos, un termine neutro che evoca un qualsiasi padre di famiglia, non un re o un padrone – ha due figli. Si rivolge al primo: "Figlio mio, vai a lavorare oggi nella vigna". La risposta secca: "Non voglio". Poi, senza che il testo spieghi il perché, senza dialoghi, senza la supplica del padre, un silenzioso cambiamento: "si pentì e andò". Il secondo figlio riceve esattamente lo stesso ordine. La sua risposta è un modello di cortesia religiosa: "Sì, signore!". E poi il silenzio. Non va.
Gesù pone quindi la domanda che chiude la trappola: «Chi dei due ha fatto la volontà del Padre?». I sommi sacerdoti, intrappolati nell'implacabile logica del racconto, rispondono con l'unica risposta possibile: «Il primo». Inconsapevolmente, si sono appena condannati. Perché Gesù prosegue subito con un'affermazione di rara violenza per un personaggio come lui: i pubblicani – quei pubblicani che collaboravano con Roma, disprezzati come traditori e ladri – e le prostitute, la feccia sociale e religiosa dell'epoca, precedono i capi religiosi nel regno di Dio. Non nonostante il loro peccato. Ma perché alla fine hanno creduto a Giovanni Battista, mentre i sommi sacerdoti hanno visto la giustizia di Giovanni passare davanti a loro senza muovere un dito.Un "no" che si gira è meglio di un "sì" che non si muove mai
Il cuore di questo testo risiede in un unico verbo, discreto, quasi innocuo: pentirsi. In greco, metamelētheis, letteralmente "avendo cambiato idea in seguito". Non è esattamente la parola che Matteo usa altrove per indicare una conversione profonda – metanoia, quel radicale cambiamento di mentalità predicato da Giovanni Battista. È un termine più modesto, quasi domestico: il rimpianto che segue una decisione, il rimorso che agisce silenziosamente e che alla fine porta ad agire diversamente. Il primogenito non ebbe una rivelazione improvvisa. Semplicemente cambiò idea e – questo è il paradosso del Vangelo – questo cambiamento di idea vale infinitamente di più agli occhi del Padre di una promessa mantenuta superficialmente.
Il vero scandalo di questa parabola non sta nel rifiuto iniziale del primogenito, ma nella struttura stessa del "sì" del secondogenito. Non mente per malizia calcolata; dice ciò che ci si aspetta da lui, ciò che suona bene, ciò che esteriormente onora suo padre, e non ha la minima intenzione di mantenere la parola data. Questa è la religione nella sua forma più pura: le parole giuste, il tono rispettoso, la completa assenza di conseguenze nel mondo reale. Qui, davanti agli stessi sommi sacerdoti, Gesù svela il meccanismo preciso che li definisce: sanno dire "Signore, Signore" – una frase che ritroveremo quasi alla lettera in Matteo 7:21 – ma non fanno la volontà del Padre.
Ciò che Gesù rivela è che Dio non misura la fedeltà nel primo istante della risposta, ma lungo l'intero percorso del cuore. Un uomo che sbatte la porta una sera potrebbe benissimo trovarsi a camminare verso la vigna la mattina successiva. E un uomo che sorride e promette potrebbe non essersi mai mosso dalla sua poltrona. La parabola non dice nulla su ciò che passò per la mente del primogenito tra il suo rifiuto e la sua partenza. Questo è intenzionale. Il testo lascia questo silenzio aperto perché è proprio lì, in questo spazio vuoto e invisibile, che avviene ogni vera conversione: lontano da occhi indiscreti, lontano da parole pronunciate in pubblico.
Il vigneto come luogo di realtà, non come paesaggio
Dobbiamo considerare questo dettaglio apparentemente insignificante: la vigna. In tutta la tradizione biblica, la vigna non è mai semplicemente un luogo di lavoro. È un'immagine costante del popolo di Dio: il profeta Isaia canta il canto della vite amata, il salmista parla della vite che Dio trapiantò dall'Egitto, e Gesù stesso si definisce "la vera vite" in Giovanni 15. Quando il padre manda i figli "a lavorare nella vigna", non chiede loro di svolgere un qualsiasi lavoro: li invita a prendersi cura di ciò che è più prezioso ai suoi occhi, a partecipare concretamente all'opera di Dio in mezzo all'umanità.Questo cambiamento di significato modifica tutto. Il primogenito, cambiando idea e andando nella vigna, non si limita a obbedire a un ordine domestico: entra nella storia della salvezza, diventa protagonista di qualcosa che lo trascende. E il secondogenito, non andando nonostante l'accordo verbale, non si limita a mancare a un compito: si ritira dalla storia, sceglie la comodità delle apparenze piuttosto che la fatica della realtà. Ecco perché la parabola non può essere ridotta a una semplice lezione morale sul mantenere la parola data. Tocca qualcosa di ben più profondo: chi, concretamente, si rende disponibile all'opera di Dio e chi si accontenta di parlarne soltanto.
In questo testo si cela una tenerezza inaspettata, spesso trascurata: il padre non punisce mai il primogenito per il suo iniziale "no". Non si sofferma su quella parola dura, non lo rimprovera mai per essa. Il testo, interamente incentrato sul risultato, sembra dire che questo primo rifiuto è stato cancellato, assorbito, reso insignificante dall'azione successiva. È un'immagine commovente di come Dio affronta la nostra resistenza: non come colpe da conteggiare, ma come momenti transitori che cessano di avere importanza una volta che il cuore si converte.

Cosa cambia questo testo per te, in modo molto concreto
Nell'intimità della preghiera personale, questa parabola dissipa un'ansia diffusa: quella di non "credere abbastanza" perché la propria fede ha attraversato periodi di rifiuto, dubbio e ostinato silenzio davanti a Dio. Questo testo afferma l'opposto di ciò che il senso di colpa sussurra: non è il primo impulso che conta, ma l'ultimo passo. Un cristiano che ha detto "no" alla Messa per anni prima di ritornarvi una domenica non è un convertito di serie B. Agli occhi del Padre, è il primogenito, colui che gli è gradito.
Nelle vostre relazioni, questo testo vi invita a una particolare vigilanza riguardo ai vostri "sì" fin troppo facili. Quante promesse avete fatto al vostro coniuge, a un figlio, a un amico, con le migliori intenzioni, per poi non mantenerle mai? La parabola non condanna le buone intenzioni; condanna le intenzioni che sostituiscono le azioni. Ci incoraggia a preferire un "Non so se posso" seguito da un'azione concreta a un "Certo, conta su di me" che rimane appunto solo una promessa vuota.
A livello sociale, il testo risuona con una questione contemporanea di grande attualità: stravolge radicalmente i criteri di giudizio. Esattori delle tasse e prostitute, categorie sociali disprezzate, diventano modelli di vera fede, non perché la loro situazione sia favorevole, ma perché si sono lasciati toccare, trasformare, convertire da una parola di giustizia inaspettata. Questo testo proibisce qualsiasi disprezzo definitivo per qualcuno a causa del suo passato, della sua professione o della sua reputazione.
Infine, nella vita della Chiesa, questa parabola serve da monito a qualsiasi comunità che potrebbe essere tentata di privilegiare i fedeli dalla condotta impeccabile rispetto ai convertiti con un passato travagliato. Una parrocchia fedele allo spirito di questo testo accoglie, senza gerarchie, sia chi frequenta la chiesa da sempre, sia chi ritorna dopo vent'anni di assenza, perché agli occhi del Padre contano veramente solo coloro che oggi si alzano e si incamminano verso la vigna.
L'eco patristica, liturgica e martirologica del testo
Giovanni Crisostomo, nella sua omelia su questo passo, sottolinea che la Legge stessa, così cara ai sommi sacerdoti, si ritorcerà contro di loro come testimonianza incriminante: coloro che conoscono meglio i comandamenti sono proprio coloro che li hanno vissuti meno. Egli vede nel contrasto tra i due figli un monito contro qualsiasi religione ridotta alla mera conoscenza senza la pratica, parole senza la vite. Origene, nel suo commentario al Vangelo di Matteo, sviluppa un'interpretazione allegorica in cui il primogenito rappresenta le nazioni pagane, inizialmente distanti dalla Legge ma infine docili alla chiamata di Dio attraverso la fede, mentre il secondo rappresenta il popolo che per primo ricevette la Legge – un antico "sì" – ma che non produsse i frutti attesi. Questa lettura, radicata nel contesto del nascente giudeo-cristianesimo, chiarisce perché Gesù si rivolga specificamente ai sommi sacerdoti con questo testo: essi, che per generazioni hanno detto sì all'Alleanza, si trovano di fronte alla propria incostanza. Agostino d'Ippona, nelle sue omelie sul Vangelo di Matteo, ritorna spesso su questo tema del pentimento che redime il rifiuto iniziale, riecheggiando direttamente la propria esperienza: lui che per tanto tempo aveva detto "no" alla grazia, prima di risorgere, come il primogenito, e infine recarsi alla vigna. La sua personale meditazione sul lasso di tempo tra la chiamata e la risposta – quel celebre "dammi la castità, ma non ancora" dalle Confessioni – conferisce a questo testo evangelico una dimensione autobiografica profondamente toccante. Liturgicamente, questo brano viene tradizionalmente proclamato la domenica del Tempo Ordinario, nel Ciclo A, in piena armonia con le letture circostanti, spesso associato al testo di Ezechiele sulla conversione del peccatore e la caduta del giusto, che prepara direttamente a questa parabola. La Chiesa ha sempre scelto di presentare questo testo non come un astratto monito morale, ma come un invito concreto all'esame di coscienza comunitario: chi, nell'assemblea, dice "sì" senza mai andare alla vigna? Dal punto di vista della tradizione martirologica, questa parabola trova una sorprendente risonanza nei racconti di conversioni tardive dei primi secoli: quei persecutori trasformatisi in testimoni, come lo stesso Paolo, il cui violento "no" al Vangelo si trasformò sulla via di Damasco in un "sì" che, questa volta, condusse al martirio. La Chiesa primitiva amava reinterpretare queste traiettorie alla luce di questo testo: il vero discepolo non è colui che inizia bene, ma colui la cui intera vita si volge infine verso la vigna del Signore.Una voce più contemporanea, quella del pastore ed esegeta Antoine Nouis, sottolinea nei suoi commenti che la sapienza biblica consiste proprio nel discernere ciò che conduce realmente alla vita piuttosto che ciò che ne ha solo l'apparenza – un'interpretazione che si collega direttamente all'opposizione tra i due figli della parabola, tra l'apparenza del sì e la realtà del gesto.
Lectio divina
«Rispose: "Non voglio". Ma poi si pentì e andò.» Matteo 21:29
Hai già detto di no a Dio. Lo sai, lo ricordi con precisione, con le parole esatte che hai usato. Ma cosa hai fatto dopo quel no? Il primogenito non ha aspettato di sentire l'impulso di obbedire prima di ribellarsi. E tu, questo rifiuto che ancora porti dentro di te si sta forse trasformando, o lo hai semplicemente seppellito nel silenzio?
Signore, tu conosci il mio "no" meglio di quanto lo conosca io stesso. Tu conosci l'istante preciso in cui ho chiuso la porta, e tu sei rimasto lì, senza forzare, senza rimproverare. Concedimi la grazia del primogenito: quel quieto fremito che fa sollevare il corpo ancor prima che il cuore sia convinto. Fa' che io possa camminare oggi verso la tua vigna, anche a mani vuote, anche con il dubbio nel cuore. Tu che accogli pubblicani e prostitute come tuoi, accogli anche il mio ritardo, la mia lentezza, il mio cammino tortuoso. Fa' che il mio "no" di ieri sia il punto di partenza di un "sì" che, questa volta, abbia dei piedi per camminare.
Un uomo si alza senza dire una parola e si incammina da solo verso il vigneto.
Come pregare con questo testo, nello specifico
Inizia rileggendo lentamente la parabola, chiedendoti, senza indulgenza né eccessiva severità, quale figlio ti somiglia di più oggi, non ieri, non in modo idealizzato, ma nella tua vita reale di questa settimana. Individua un ambito specifico in cui hai detto "sì" a Dio senza mai davvero dare seguito alla promessa: un proposito di preghiera abbandonato, una riconciliazione promessa mai iniziata.
Successivamente, scegliete un'azione concreta, modesta ma reale per raggiungere il primogenito: dieci minuti di preghiera silenziosa questa sera, una telefonata rimandata da mesi, una confessione a lungo posticipata. La parabola non richiede un piano perfetto; richiede un passo.
Infine, includi nella tua preghiera una persona che potresti aver troppo frettolosamente etichettato, giudicato o scartato a causa del suo passato o della sua reputazione, e chiedi la grazia di vedere in lei, come Gesù vede nei pubblicani e nelle prostitute, la possibilità sempre aperta di un cambiamento.
Ciò che questo testo mette in discussione del nostro modo moderno di credere
La nostra epoca dà valore alla coerenza esteriore, a un'immagine impeccabile e a una retorica che suona veritiera, sia sui social media che nella vita religiosa. Questa parabola spezza questa ossessione per le apparenze: afferma inequivocabilmente che un impegno autentico, anche se nato da un rifiuto iniziale, è infinitamente migliore di un'adesione verbale mai seguita dai fatti.
C'è però una trappola da evitare: questo testo non glorifica l'incoerenza, né minimizza l'importanza di mantenere la parola data. Non afferma che dire "no" sia senza conseguenze. Afferma che "no" non è definitivo, che il cuore può cambiare e che Dio guarda più alla meta che al punto di partenza. Non è un assegno in bianco per fare promesse con leggerezza; è una promessa di speranza per coloro che, dopo aver a lungo rifiutato, finalmente si sentono chiamati all'azione.
Per una generazione segnata dal dubbio, dall'allontanamento dalla pratica religiosa e da percorsi di fede caotici, questa parabola offre una buona notizia diretta: il rifiuto iniziale non ha mai l'ultima parola. Ciò che conta è il cammino finale verso la vigna, anche se tardivo, anche se esitante, anche dopo anni di silenzio.
Preghiera
Padre, non hai mai smesso di venire da me, neanche quando chiudevo la porta. Mi parlavi dolcemente, come se fossi una bambina, senza mai forzare la mia volontà, eppure io dicevo di no, tante volte, con parole più o meno dure a seconda dei giorni. Non mi hai rinfacciato quel primo rifiuto. Sei rimasto lì, paziente, aspettando il momento in cui qualcosa dentro di me si sarebbe rivolto di nuovo a te.
Insegnami a diffidare dei miei "sì" troppo sdolcinati, quelli che pronuncio per compiacerti senza alcuna reale intenzione di agire. Concedimi la grazia di preferire la schietta onestà di un cuore dubbioso alla vuota cortesia di un cuore che non si muove mai. Che io non mi accontenti mai di pronunciare il tuo nome senza mai andare nella tua vigna.
Tu che hai posto i pubblicani e le prostitute al vertice del regno, guarda con la stessa tenerezza coloro che io giudico troppo frettolosamente, coloro che ho deciso, nel profondo del mio cuore, essere troppo lontani da te per potervi ritornare. Insegnami a sperare per loro ciò che spero per me stesso: il giorno in cui il rifiuto si trasformerà in progresso.
Donami oggi, ora, il coraggio del primogenito: di alzarmi, nonostante la mia resistenza, nonostante la mia riluttanza, e di camminare verso la vigna che mi mostri. Non per paura, non per calcolo, ma perché qualcosa dentro di me si è finalmente rivolto a te. Amen.
Conclusione
Non aspettare di avere un cuore perfettamente pronto prima di metterti in cammino. Il primogenito non aspettò di desiderare veramente di andare in vigna; si alzò anche quando il desiderio forse non c'era ancora, e l'azione precedette il sentimento. Scegli oggi, nelle prossime ore, un'azione concreta che hai rimandato troppo a lungo e compila, anche senza l'entusiasmo necessario. La vigna non aspetta cuori perfetti. Aspetta i passi.
Pratiche
Individua un "sì" che non hai mai detto a Dio e mettilo in pratica questa settimana.
Prima di giudicare qualcuno in base al suo passato o alla sua reputazione, prega in silenzio per dieci minuti.
Leggete Matteo 21:28-32 ogni sera di questa settimana prima di andare a dormire.
Concediti il perdono per un vecchio rifiuto che è già stato superato e su cui ora si sta lavorando di nuovo.
Offri il tuo aiuto concreto alla tua parrocchia senza aspettare di averne voglia.
Ristabilire i contatti interrotti da tempo, senza aspettare il momento perfetto.
Riferimenti
L'antichità e i Padri della Chiesa (I-V secolo)
- Giovanni Crisostomo, Omelie su Matteo, omelia LXVII — meditazione sul fatto che la conoscenza della Legge si trasforma in condanna per coloro che la conoscono senza viverla, illuminando direttamente il rimprovero rivolto ai sommi sacerdoti nella parabola.
- Origene, Commentario al Vangelo secondo Matteo — lettura allegorica dei due figli come figure delle nazioni pagane e del popolo eletto, utile per comprendere perché Gesù si rivolga con questo testo proprio all'establishment religioso del suo tempo.
- Agostino d'Ippona, Sermoni sul Vangelo secondo Matteo: un collegamento tra il pentimento del primogenito e l'esperienza personale di una conversione tardiva, che conferisce al testo una risonanza autobiografica ed esistenziale.
Contemporaneo (XX-XXI secolo)
- Antoine Nouis, commentari biblici — riflessione sul discernimento tra ciò che conduce realmente alla vita e ciò che ne ha solo l'apparenza, in diretta eco dell'opposizione tra le due risposte dei figli.
✝ Riferimenti biblici
4 brani · 3 libri
Egli ci ha donato un figlio, un figlio ci è stato dato. (Isaia 9:5)
Il grande profeta della salvezza: giudizio, consolazione e annuncio del Servo sofferente.
→ Esplora il Codice di Isaia- La Carta di Accra e la saggezza delle nazioni: quando l'Africa si rifiuta di farsi dettare il significato delle parole
- Il prezzo di un bambino: quando diciotto miliardi di dollari non possono riscattare un'anima
- Quando l'oro del sottosuolo pesa più della dignità del migrante: le parole di San Salvador
- Riconoscere il bambino prima di nominare il migrante

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito. (Giovanni 3:16)
Il Vangelo della Parola: una teologia profonda dell'Incarnazione e dei segni di Gesù.
→ Esplora il Codice Giovanni- Berrete dal mio calice (Mt 20,20-28)
- Lo Spirito di verità testimonierà a mio favore (Gv 15,26 – 16,4a)
- Voi non appartenete al mondo, perché io vi ho scelti dal mondo (Giovanni 15:18-21).
- Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri (Giovanni 15:12-17)
- Rimanete nel mio amore, affinché la vostra gioia sia completa (Giovanni 15:9-11).
- Ciò che l'amore precede, la legge non lo raggiunge mai.
- «"Il discepolo che Gesù amava": lasciarsi raggiungere da uno sguardo che ci precede
- Essere diversi per essere liberi: il cristiano, uno straniero felice in un mondo che lo rifiuta
- La gioia che rimane: quando Gesù realizza il desiderio più profondo dell'uomo
- Fertilità o efficienza: quando Dio trasforma i nostri semi in un raccolto eterno
- Leone XIV e la gioventù del mondo: Il coraggio di Accra, Prefazione allo Stade de France
- Quando la Chiesa diventa rifugio: la risposta della fede alla mercificazione dei corpi danneggiati dalla droga.
- Un contadino dell'Oklahoma diventa santo: cosa rivela il cinema americano sulla santità missionaria.
- Perù: Quando un coro chiamato Aguchita canta dell'arrivo di Leone XIV nella terra dei martiri

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Matteo 28:20)
Il Vangelo del Re: Gesù, il nuovo Mosè, adempie le Scritture per Israele e per le nazioni.
→ Esplora il Codice di Matteo- Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Luca 8:19-21).
- Può un cieco guidare un altro cieco? (Luca 6:39-42)
- Ecco lo sposo! Uscitegli incontro (Mt 25,1-13)
- Attenetevi alle tradizioni che vi abbiamo insegnato (2 Tessalonicesi 2:1-3a, 14-17)
- È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli (Mt 19,23-30).
- «La fede si fa» — San Cesario di Arles e lo scandalo di una fede senza mani
- La natura radicale del Vangelo: quando Dio si rifiuta di invecchiare
- Non giudicare: la difficile arte di lasciare che Dio sia Dio
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- Quando "Gesù è Re" diventa un grido di usurpazione: la vigilanza della Chiesa di fronte ai regni paralleli
- Gerusalemme, ritorno a scuola senza lezioni: quando la Chiesa diventa l'ultima pietra viva
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- Il silenzio dopo la tempesta: quando una vita di dialogo si interseca con l'ombra di un'indagine
- Gli stranieri, li condurrò al mio santo monte (Isaia 56:1, 6-7)
- Benedetto colui che viene nel nome del Signore (Mt 21,1-11)
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- Venne Giovanni: i pubblicani e le prostitute credettero alla sua parola (Mt 21,28-32)
- Il battesimo di Giovanni, da dove veniva? (Mt 21,23-27)






















