- Il ricco mercante si trasformò in mendicante di Dio ad Assisi
- L'incontro con il Cristo dei lebbrosi e di San Damiano
- La fraternità e la Regola approvate a Roma
- L'incontro del Sultano a Damietta nel 1219
- La crisi dell'Ordine e la ritirata ad Alverna
- Il Cantico delle Creature e la Morte alla Porziuncola
- L'accoglienza di un santo universale
- Il lupo addomesticato e l'uomo che parlava agli uccelli
- La povertà scelta come via verso la libertà
- Lectio divina
- Preghiera
- Vivere
- Sulle orme del Poverello, tra Assisi e Alverna
- Liturgia
- ✝ Riferimenti biblici
Fondatore dell'Ordine dei Frati Minori, prima persona stigmatizzata nella storia, morì ad Assisi nel 1226.

Il ricco mercante si trasformò in mendicante di Dio ad Assisi
Intorno al 1181, ad Assisi nacque Giovanni di Pietro di Bernardone, figlio di un ricco mercante di tessuti. Suo padre, di ritorno da un viaggio in Francia, lo ribattezzò Francesco. Il ragazzo crebbe nell'agiatezza, condusse una giovinezza dissoluta e sognò la gloria militare. Fatto prigioniero durante la guerra tra Assisi e Perugia, visse il suo primo profondo turbamento interiore. Una malattia, seguita da una visione avuta durante un'altra spedizione militare, lo fece tornare a casa trasformato.L'incontro con il Cristo dei lebbrosi e di San Damiano
A 24 anni, Francesco si rivolse ai poveri e ai lebbrosi, che in precedenza aveva servito con disgusto. Nella cappella in rovina di San Damiano, vicino ad Assisi, il crocifisso bizantino gli parlò e gli chiese di riparare la sua casa fatiscente. Francesco prese la cosa alla lettera e divenne muratore volontario. Per finanziare il lavoro, vendette gli abiti del padre, spingendo quest'ultimo a denunciarlo al vescovo di Assisi. Francesco si spogliò quindi pubblicamente delle sue vesti, dichiarando di non avere altro padre che il Padre Celeste: un atto fondamentale, riportato dai suoi primi biografi come il punto di non ritorno della sua conversione.La fraternità e la Regola approvate a Roma
Intorno al 1208, una mattina, Francesco udì il Vangelo che parlava dei Dodici inviati in missione. Decise di seguire letteralmente questo passo: a piedi nudi, con una corda come cintura, viaggiò per le campagne umbre proclamando la pace del Signore. Ben presto altri compagni lo raggiunsero. Quando il loro numero raggiunse i dodici, si misero in viaggio per Roma per ottenere l'approvazione del loro stile di vita da parte di Papa Innocenzo III, intorno al 1209-1210. La Regola, composta quasi interamente da brani evangelici, segnò la nascita dell'Ordine dei Frati Minori. Nel frattempo, nel 1212, Chiara Favarone di Offreduccio lasciò la casa di famiglia per seguire lo stesso ideale di povertà; divenne la prima Clarissa di San Damiano. Per i laici che non potevano lasciare le proprie case o le proprie professioni, Francesco fondò un terzo Ordine, oggi chiamato Ordine Francescano Secolare.
L'incontro del Sultano a Damietta nel 1219
Nel 1219, durante la Quinta Crociata, Francesco attraversò le linee nemiche per incontrare il sultano d'Egitto, Malik al-Kamil, nei pressi di Damietta. L'episodio è storicamente attestato da due testimoni contemporanei, Jacques de Vitry e il cronista laico Ernoul, sebbene il contenuto esatto del loro scambio rimanga incerto. Francesco sperava nel martirio o nella conversione del sultano; invece, ricevette un'accoglienza rispettosa e se ne andò sano e salvo, in un clima di reciproca stima. Questo gesto continua a ispirare il dialogo cristiano-musulmano ancora oggi, come testimoniato anche dall'enciclica "Fratelli tutti" di Papa Francesco.La crisi dell'Ordine e la ritirata ad Alverna
Al suo ritorno dall'Oriente, Francesco trovò il suo Ordine, ormai troppo numeroso, lacerato da tensioni riguardo all'osservanza della povertà. Redasse una nuova Regola più dettagliata, approvata nel 1223 da Papa Onorio III, e poi si ritirò gradualmente dalla guida effettiva dei frati. Sfinito e quasi cieco, nell'estate del 1224 si ritirò sul Monte Alverna, nell'Appennino toscano, per un digiuno di quaranta giorni in preparazione alla festa di San Michele. Fu lì, il 14 o il 17 settembre 1224, a seconda della fonte, che gli apparve un serafino e ricevette le stimmate della Passione: un evento narrato dal suo compagno, Frate Leone, come testimone diretto, che fa di Francesco la prima persona stigmatizzata documentata nella storia del cristianesimo.Il Cantico delle Creature e la Morte alla Porziuncola
Nell'autunno e nell'inverno del 1224-1225, afflitto da un'infezione agli occhi e debilitato dalle stimmate, Francesco compose ad Assisi il Cantico delle Creature (o Cantico del Sole), completandolo con l'aiuto di frate Pacifico. Questo testo, una delle prime poesie conosciute in lingua volgare italiana, loda Dio attraverso il sole, la luna, il vento, l'acqua, il fuoco e persino la morte stessa. Il 3 ottobre 1226, presso la Porziuncola vicino ad Assisi, Francesco morì, si dice, accogliendo "Sorella Morte Corporea", giacendo nudo sulla terra nuda secondo il suo desiderio di totale distacco. Papa Gregorio IX lo canonizzò due anni dopo, nel 1228, tanto rapidamente si era diffusa in tutta Italia la sua fama di santità.L'accoglienza di un santo universale
La sua rapida canonizzazione è un fatto storico documentato; l'esatta autenticità di certi racconti, come quello del lupo di Gubbio, è una leggenda tramandata dai Fioretti due secoli dopo la sua morte; la sua trasformazione in icona universale – patrono degli ecologisti nel 1979, punto di riferimento per i nonviolenti, modello di dialogo interreligioso – è il risultato della progressiva accoglienza della sua figura da parte della Chiesa e della cultura contemporanea.
Il lupo addomesticato e l'uomo che parlava agli uccelli
Un fatto inoppugnabile domina la biografia di Francesco: la sua decisione, documentata dai suoi biografi contemporanei Tommaso da Celano e Bonaventura, di vivere letteralmente i precetti del Vangelo, senza mediazioni né compromessi. Questo radicalismo – povertà assoluta, predicazione itinerante, servizio ai lebbrosi – non è una leggenda, ma una scelta di vita attestata da testimoni diretti come frate Leone, che era al suo fianco sul Monte Alverna durante l'episodio delle stimmate.La leggenda più famosa associata a Francesco rimane quella del Lupo di Gubbio, narrata nei Fioretti, una raccolta di poesie compilata circa due secoli dopo la sua morte. La storia racconta di un lupo feroce che terrorizzava la città umbra di Gubbio, divorando animali e persone, e nessuno riusciva a fermarlo. Francesco andò da solo incontro all'animale, fece il segno della croce su di esso e gli parlò come a un fratello: «Fratello Lupo, vieni qui. Nel nome di Cristo, ti ordino di non fare più del male a nessuno». Il lupo si fermò, chiuse le sue fauci minacciose e si sdraiò ai piedi del santo. Francesco allora negoziò un patto: gli abitanti del paese avrebbero nutrito l'animale ogni giorno, e questo avrebbe cessato le sue aggressioni. Il lupo pose la zampa nella mano di Francesco in segno di impegno, poi visse pacificamente tra gli abitanti di Gubbio e morì di vecchiaia due anni dopo.
Questa leggenda, come altri racconti che attribuiscono a Francesco la capacità di parlare con gli uccelli o di calmare gli animali selvatici, non ha valore storico in senso stretto. Ma il suo significato simbolico trascende di gran lunga la questione dell'autenticità fattuale. La storia del lupo di Gubbio racchiude in un'unica scena l'intera visione francescana: la natura non è un avversario da dominare, ma una creatura di Dio con cui si può dialogare, negoziare e stringere un'alleanza. Il lupo non viene sterminato, ma reintegrato nella comunità umana attraverso un patto di reciprocità: gli uomini lo nutrono e lui rinuncia alla violenza. È questa intuizione che ha valso a Francesco il titolo di patrono degli ecologisti, conferitogli da Giovanni Paolo II nel 1979, e che spiega perché egli rimanga la figura centrale degli Scout e dei Lupetti, il cui emblema animale riprende direttamente questo episodio.La ricezione di questa leggenda è rimasta immutata nel corso dei secoli. Compare nell'arte pittorica francescana già nel XIV secolo, ha ispirato vetrate e affreschi in tutta Europa e continua a essere raccontata ai bambini come una parabola vivente di riconciliazione. Alcuni storici vi vedono una rielaborazione letteraria della reale e documentata conversione di briganti o signori violenti dell'Umbria, che Francesco avrebbe pacificato semplicemente con la sua presenza disarmata. Altri la interpretano come una pura allegoria: il lupo rappresenta gli impulsi di violenza e paura che un incontro con la mitezza evangelica può trasformare senza annullarli. Tra realtà e leggenda, la figura del Lupo di Gubbio non ha bisogno di essere definitivamente separata per rimanere rilevante: esprime, meglio di qualsiasi trattato, ciò che il Poverello di Assisi desiderava ardentemente sperimentare – la pace come gesto concreto, che si protende verso l'altro, anche il più temuto.
La povertà scelta come via verso la libertà
Francesco non ha mai teorizzato sulla povertà; l'ha vissuta come un graduale spogliarsi che libera anziché impoverire. Spogliandosi davanti al vescovo di Assisi, non rinunciava semplicemente ai vestiti: rinunciava all'eredità, allo status, alla sicurezza che suo padre gli aveva garantito. Questo gesto, spesso percepito come una dolorosa rottura familiare, in realtà apriva le porte a una nuova libertà: quella di affidarsi unicamente alla Provvidenza.
Questo approccio radicale riecheggia le parole stesse di Cristo nelle Beatitudini, che proclamano beati i poveri in spirito (Mt 5,3). Francesco non commenta questo versetto; lo incarna con il proprio corpo, arrivando persino a voler morire nudo sulla terra. La sua vita ci invita a riconsiderare ciò che crediamo di possedere e ciò che, in realtà, ci possiede.
L'episodio del lupo di Gubbio estende questa stessa logica di spogliazione, applicandola questa volta alla paura anziché ai beni materiali. Il lupo non viene sconfitto né con la forza né con la fuga, ma con una parola che lo riconosce come fratello prima di giudicarlo. Questa è una lezione applicabile a qualsiasi rapporto umano teso: chiamare l'altro fratello, anche se temibile, prima di cercare di combatterlo.
Il Cantico delle Creature, composto nella sofferenza e nella quasi cecità, completa questo cammino spirituale. In esso, Francesco loda Dio attraverso il sole, l'acqua, il fuoco e persino la morte, senza lamentarsi minimamente del proprio corpo martoriato. La virtù qui evidenziata non è l'insensibilità al dolore, ma la capacità di continuare a benedire nonostante esso.
Lectio divina
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Matteo 5:3
Forse anche tu porti dentro di te, senza dargli un nome, un fardello che ti frena più di quanto ti aiuti. Francesco dovette spogliarsi davanti a tutta Assisi per sentirsi finalmente libero. Cosa nella tua vita assomiglia a questo mantello che devi gettare via? C'è una paura, un lupo interiore, contro cui combatti da troppo tempo senza mai affrontarlo? Cosa succederebbe se gli tendessi la mano, come fece Francesco con il lupo di Gubbio?
Signore, tu hai parlato a Francesco nel silenzio di una cappella in rovina. Parla anche a me tra le mie rovine interiori. Insegnami a liberarmi da ciò che mi opprime senza nutrirmi. Concedimi la mitezza di Francesco di fronte al lupo, la capacità di chiamare il nemico fratello prima ancora di temerlo. Fa' che le mie mani siano strumenti di pace, come le sue portarono le tue ferite. Fa' che io sappia, come lui, benedire anche in mezzo alla prova.
Un uomo cieco e immobile, sulla terra nuda, canticchia al sole che non può più vedere.
Preghiera
Signore mio Dio, tu che hai trasformato un giovane spensierato di Assisi in un povero volenteroso seguace del Vangelo, insegnami ad ascoltare le tue silenziose chiamate che mi rivolgi ogni giorno. Francesco ascoltò un crocifisso che gli parlava in una cappella abbandonata; concedimi l'attenzione per percepire i tuoi segni nel silenzio delle mie giornate ordinarie. Si spogliò di tutto davanti alla sua famiglia senza timore di giudizio; concedimi il coraggio di rinunciare a ciò che mi separa da te, anche quando questa scelta turba chi mi sta intorno.
Tu che hai fatto di Francesco un fratello universale, capace di parlare al lupo come al sultano nemico, apri il mio cuore, così spesso chiuso dalle mie paure e dai miei pregiudizi. Possa io sapere, come lui prima di Malik al-Kamil, come oltrepassare le linee che separano gli uomini senza armi né disprezzo, con la sola pace che tu mi doni come forza. Possa io sapere, come lui prima del lupo di Gubbio, come chiamare fratello ciò che mi terrorizza, prima di cercare di distruggerlo.
Signore, nei momenti di prova, concedimi la perseveranza di Francesco sul Monte Alverna, pregando fino allo sfinimento, senza mai smettere di cercarti. Quando la sofferenza o la malattia si impadroniscono del mio corpo, aiutami a non lasciarmi intrappolare dal lamento, ma a continuare, come lui nel suo Cantico, a proclamare la bellezza del mondo che hai creato. Il sole, l'acqua, il vento e il fuoco restino per me segni della tua presenza, e non verità dimenticate.
Concedimi la fedeltà di Francesco nel servizio: fedeltà ai poveri che egli scelse prima che loro scegliessero lui, fedeltà a una semplice Regola fatta delle tue stesse parole, fedeltà persino alla definitiva sconfitta della morte. Possa io un giorno morire, come lui, in pace con te e con tutto il creato, avendo amato senza misura ciò che mi hai dato da amare. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Vivere
Fai oggi stesso un passo concreto verso la sobrietà: dona un capo d'abbigliamento, un oggetto o del tempo che non ti serve davvero.
Contatta qualcuno nella tua cerchia che si sente isolato o in difficoltà, come fece Francesco visitando i lebbrosi che venivano evitati.
Dedica dieci minuti a rileggere Matteo 5:3 e annota onestamente cosa nella tua vita ti rende "povero in spirito" o ti impedisce di esserlo.
Sulle orme del Poverello, tra Assisi e Alverna
La Basilica di San Francesco d'Assisi, costruita tra il 1228 e il 1253 poco dopo la sua canonizzazione, ospita la tomba del santo nella cripta inferiore. L'edificio, patrimonio mondiale dell'UNESCO, è costituito da due basiliche sovrapposte, decorate con affreschi attribuiti ad artisti tra cui Giotto, in particolare il celebre ciclo raffigurante la vita di Francesco. È qui che ogni anno, il 3 e il 4 ottobre, pellegrini provenienti da tutto il mondo si radunano per la festa del santo, celebrata il 4 ottobre in memoria della sua morte, avvenuta la sera del 3 ottobre 1226.
Il Monte Alverna (La Verna), nell'Appennino toscano vicino ad Arezzo, conserva il santuario costruito proprio nel luogo in cui si dice che Francesco abbia ricevuto le stimmate nel settembre del 1224. Una cappella, nota come "Cappella delle Stimmate", segna oggi questo luogo, mantenuta per secoli dai Francescani. Il pellegrinaggio rimane vivo e particolarmente intenso nel 2024, in occasione dell'ottocentesimo anniversario dell'evento, celebrato con il Papa e l'intera famiglia francescana.
La cappella di San Damiano, ai piedi di Assisi, conserva la memoria del crocifisso che si dice abbia parlato a Francesco, ora custodito nella Basilica di Santa Chiara ad Assisi. Fu proprio a San Damiano che Chiara d'Assisi fondò l'Ordine delle Clarisse, formando con Francesco una coppia spirituale che diede origine al movimento francescano. Anche la Porziuncola, una piccola chiesa vicino ad Assisi dove Francesco morì nel 1226, rimane un importante luogo di pellegrinaggio, parte del complesso della Basilica di Santa Maria degli Angeli.Sul piano artistico, la figura di Francesco ha ispirato generazioni di pittori: Giotto ad Assisi, Fra Angelico con il suo affresco della prova del fuoco davanti al sultano, e molti altri fino ai giorni nostri. Il Cantico delle Creature, composto dallo stesso Francesco intorno al 1224-1225 e completato con Frate Pacifico, rimane uno dei primissimi testi letterari scritti in volgare italiano, studiato oggi tanto per il suo valore spirituale quanto per il suo ruolo fondamentale nella storia della letteratura italiana.
Il legame regionale più significativo rimane senza dubbio Gubbio, piccolo paese umbro dove si narra sia avvenuta la leggenda del lupo, ancora oggi profondamente radicata nella sua identità turistica e simbolica. Anche la figura di Francesco ha acquisito rilevanza globale: patrono degli ecologisti dal 1979 per volontà di Giovanni Paolo II, esplicitamente citato da Papa Francesco nell'enciclica "Laudato si'" dedicata all'ecologia integrale, e autoproclamatosi modello di dialogo cristiano-musulmano sin dal suo incontro con Malik al-Kamil a Damietta.
Liturgia
Letture e salmo: il 4 ottobre, memoria di San Francesco; letture proprie che evocano la povertà evangelica e la fraternità universale, salmo di lode al creato (tema vicino al Sal 148).
Canto o inno: il Cantico delle Creature ("Sia lodato te, mio Signore"), spesso usato come inno di apertura o di comunione in quel giorno.
Colore liturgico: bianco, il colore dei santi non martiri.
Raccolta tematica: chiedere la grazia di seguire Cristo nella povertà e nella gioia, a immagine di Francesco, configurato al Cristo povero e crocifisso.
Antifona o risposta: "Signore, fa' di me uno strumento della tua pace", ripetuta frequentemente nell'antifona di apertura o di comunione.
Collegamento con il tempo liturgico: celebrata in ottobre, questa memoria si inserisce nel tempo ordinario, in prossimità del mese missionario e del tempo del Creato, periodo in cui la Chiesa ci invita ad approfondire la responsabilità ecologica ereditata da Francesco.
✝ Riferimenti biblici
1 brano · 1 libro
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Matteo 28:20)
Il Vangelo del Re: Gesù, il nuovo Mosè, adempie le Scritture per Israele e per le nazioni.
→ Esplora il Codice di Matteo- C'è un tempo per ogni cosa sotto il cielo (Ecclesiaste 3:1-11)
- Quando la saggezza d'Israele scruta il cuore dell'uomo in pieno giorno (Proverbi 21:1-6, 10-13)
- Perdona al tuo prossimo il torto che ti ha fatto; allora, nella tua preghiera, i tuoi peccati saranno perdonati (Siracide 27:30 – 28:7).
- Beati voi poveri, ma guai a voi ricchi! (Luca 6:20-26)
- Chi ama il prossimo ha adempiuto pienamente la Legge (Romani 13:8-10)
- Ciò che san Basilio vede nella vite che noi ci rifiutiamo di conservare
- Non schiacciò la canna spezzata: pazienza secondo Tertulliano
- Amare il proprio nemico significa, in definitiva, vedere come vede Dio.
- Gregorio di Nissa: La scala segreta nascosta nelle Beatitudini
- Ciò che Crisostomo vede nella sventura dei ricchi
- A Metz, un papa americano ha affidato l'Europa nelle mani del proprio santo.
- Quando un cardinale parte per Mosca, la Chiesa torna a essere artefice di pace.
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