- Quando finalmente saprai chi è, ti parlerà della sua morte.
- Una preghiera che precede una domanda cruciale
- La parola che Pierre osa pronunciare
- L'annuncio che cambia completamente il significato della parola "Messia"«
- Quanto costa questa confessione a chi la fa
- Il silenzio imposto, ovvero la pedagogia della pazienza divina.
- Cosa cambia questo testo nelle nostre vite
- L'eco patristica, liturgica e contemporanea del testo
- Lectio divina
- Percorsi per fruire di questo testo
- Cosa dice questo testo al nostro tempo
- Preghiera
- Conclusione
- Pratiche
- Riferimenti
- ✝ Riferimenti biblici
Vangelo di Gesù Cristo secondo San Luca
18Un giorno, mentre pregava in solitudine con i suoi discepoli, chiese loro: «Chi dice la folla che io sia?» 19Essi risposero: "Giovanni Battista, altri Elia, altri ancora che uno degli antichi profeti è risorto". 20»E voi«, chiese loro, »chi dite che io sia?». Pietro risponde: «Il Cristo di Dio».» 21Il mio computer non è assolutamente controllato dalla natura. 22«E necessario», aggiunge, «che il Figlio dell’uomo soffra molto e sia rifiutato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, che venga ucciso e che il terzo giorno risusciti».»
Un uomo si allontana dalla folla per pregare. Conosce già le voci che circolano su di lui: la gente parla, fa paragoni, cerca precedenti per inquadrarlo. Si rivolge quindi a coloro che lo hanno seguito per mesi, che hanno visto tutto: i malati guariti, le folle sfamate, le tempeste placate. Pone loro una domanda a cui nessun titolo può rispondere. Un uomo risponde con una parola immensa, la parola più alta che un ebreo possa pronunciare su un altro uomo. E la risposta a questa confessione non è una corona. È l'annuncio della morte.
Quando finalmente saprai chi è, ti parlerà della sua morte.
Non ha mai chiesto di essere ammirato, ha chiesto di essere riconosciuto, e questo riconoscimento ha un prezzo che nessuno si aspettava.
Nei Vangeli c'è una domanda che Gesù pone una sola volta, ad alta voce, davanti a dei testimoni: "Chi dite che io sia?". Questa domanda rievoca quel momento cruciale: Pietro che trova le parole giuste e Gesù che risponde annunciando la sua sofferenza. Per ogni credente che abbia mai pensato di "capire" chi è Cristo, questo passo mette in discussione le supposizioni affrettate. Mostra che confessare Gesù non è mai un punto di arrivo, ma la soglia di un cammino più impegnativo di quanto si possa immaginare.Questo testo si articola in tre parti interconnesse: in primo luogo, la domanda posta nella solitudine della preghiera; in secondo luogo, la confessione di Pietro, spinta dall'impulso della fede; e infine, la proclamazione della Passione, che dissipa ogni equivoco sul messianismo. Tra queste tre parti, emerge qualcosa che riguarda direttamente il nostro modo di seguire Cristo oggi.
Una preghiera che precede una domanda cruciale
Luca nota un dettaglio che Matteo e Marco omettono quasi completamente: Gesù "pregava da solo" prima di interrogare i suoi discepoli. Non si tratta di una coincidenza letteraria. In Luca, ogni momento cruciale del ministero di Gesù è preceduto da un momento di preghiera solitaria: il suo battesimo, la scelta dei dodici apostoli, la Trasfigurazione, l'agonia nel Getsemani. La domanda che segue non è quindi dettata dalla curiosità o da un sondaggio d'opinione, ma nasce da un dialogo con il Padre. Ci troviamo da qualche parte in Galilea, probabilmente nella regione di Cesarea di Filippo, stando ai paralleli di Matteo e Marco, anche se Luca non specifica il luogo: un segno che per lui ciò che conta non è la geografia, ma l'esperienza interiore del momento. Gesù ha già moltiplicato i pani, guarito gli infermi e inviato i Dodici in missione. Erode stesso mette in dubbio la sua identità pochi versetti prima: «Giovanni, io l'ho fatto decapitare. Chi è dunque quest'uomo di cui sento dire queste cose?». L'atmosfera è dunque densa di interrogativi. Tutta la Galilea è pervasa da speculazioni su quest'uomo che insegna con autorità e compie miracoli. È in questo contesto che Gesù sceglie di parlare ai suoi discepoli da solo, lontano dalla folla. Inizia con una domanda indiretta, quasi cauta: «Chi dice la folla che io sia?». Le risposte arrivano, tutte onorevoli, tutte inadeguate: Giovanni Battista risorto, Elia che ritorna prima del Giorno del Signore, un profeta dell'antichità. Queste risposte non sono assurde: si basano su categorie bibliche reali, su reali aspettative ebraiche. Ma restano superficiali. Classificano Gesù all'interno di una serie, di un tipo, di una funzione già nota.Poi arriva la seconda domanda, quella che non lascia spazio a vie di fuga collettive: «E tu, che ne dici?». Il passaggio dal «noi» al «tu» è il cuore del testo. Gesù si rifiuta di lasciare che la fede rimanga una diceria diffusa da altri. Esige un impegno personale, una parola che provenga dal discepolo stesso.
La parola che Pierre osa pronunciare
Pietro risponde: «Il Cristo, il Messia di Dio». Due parole che significano la stessa cosa in due lingue: Christos in greco, Mashiah in ebraico, l'Unto. Non si tratta di un titolo qualsiasi. È IL titolo che il popolo ebraico attende da secoli, colui che restaurerà il regno, libererà Israele e inaugurerà una nuova era. Pronunciando questa parola, Pietro non sta facendo un complimento. Sta riponendo in Gesù la speranza più grande che un cuore ebraico possa sopportare.Ed è proprio qui che il testo prende una svolta sconcertante. Ci si aspetterebbe una gioiosa conferma, una celebrazione, forse persino – come in Matteo – una benedizione esplicita di Pietro e l'annuncio del suo ruolo di pietra angolare. Luca, invece, va dritto al cuore del dramma: Gesù "comandò loro severamente" di non parlarne, e subito dopo annuncia la sua Passione.
Questo silenzio imposto non è un capriccio. Gesù sa che la parola "Messia" porta con sé, nella mente dei suoi contemporanei, una connotazione politica e bellicosa che lui stesso non intende abbracciare in quel modo. Se la folla venisse a sapere che Gesù è il Messia, potrebbe volerlo fare re, condottiero, liberatore militare – che è esattamente ciò che accade dopo la moltiplicazione dei pani secondo Giovanni, quando la folla vuole "catturarlo per farlo re". Pietro ha pronunciato le parole giuste, ma con un significato ancora imperfetto. Pertanto, Gesù deve immediatamente ridefinire cosa significhi essere il Messia di Dio.
L'annuncio che cambia completamente il significato della parola "Messia"«
La seguente frase è una delle più dense dei Vangeli: "Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, essere ucciso e il terzo giorno risuscitare". Ogni parola conta.
«È necessario» – in greco, dei, una necessità che non è fatalismo ma il compimento di un piano divino preannunciato nelle Scritture, in particolare nei canti del Servo sofferente di Isaia. Non è un tragico incidente quello che accade a Gesù. È una necessità intrinseca della sua stessa missione. «Il Figlio dell'uomo» – Gesù non dice «io»; usa questo enigmatico titolo tratto dal Libro di Daniele, che designa sia una figura gloriosa e celeste, sia, secondo le parole di Gesù, una figura di umiltà e sofferenza. Usando questo titolo anziché «Messia», Gesù opera un cambiamento radicale: assume il ruolo messianico, ma lo riempie di un significato inaspettato: quello del Servo sofferente piuttosto che del re trionfante.«Rifiutato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi»: Gesù nomina precisamente le autorità religiose che lo condanneranno. Non è un nemico esterno, un occupante romano, a metterlo a morte per primo, secondo il racconto di Luca, ma gli stessi custodi della tradizione di Israele. Il rifiuto viene dal cuore del popolo eletto, il che rende la ferita ancora più profonda.
«Che sia ucciso» — l'annuncio è diretto. Nessun attenuante, nessuna metafora. Gesù guarda la sua morte in faccia e la nomina davanti ai suoi discepoli.
«E che il terzo giorno sarebbe risorto» – la frase non si sofferma sulla morte. Si apre alla risurrezione, ma quasi ellitticamente, come una certezza che non necessita di ulteriori elaborazioni in questo momento. Questo è il primo dei tre annunci della Passione da parte di Luca, e contiene già tutta la logica pasquale: la morte non è la fine della storia.
Quanto costa questa confessione a chi la fa
Confessare che Gesù è il Cristo non è mai una cosa semplice. Questa è forse la lezione più rilevante di questo testo oggi. Pietro disse la verità – Gesù stesso non lo contraddice – ma dire la verità su Gesù implica immediatamente un cammino di sradicamento. Non si può riconoscere il Messia senza accettare che questo Messia, a suo modo, ridefinisce cosa significhi essere salvati, essere liberati, essere re.
Questo è un tema ricorrente in ogni vita spirituale seria. Inizialmente, crediamo di riconoscere Cristo secondo le nostre categorie: un Dio che protegge, che guarisce, che giustifica le nostre lotte. Poi arriva il momento, spesso silenzioso, in cui questo Cristo ci dice a modo suo: "Il Figlio dell'uomo deve soffrire". Ci invita a riconsiderare la nostra idea di vittoria, felicità e successo spirituale. La fede matura non consiste nel ripetere lo slogan "Cristo, il Messia di Dio", ma nell'accettarne il pieno significato, compresi i suoi aspetti più inquietanti.
Pensiamo a un genitore che, attraverso una prova familiare, scopre che la sua fede in Dio non lo protegge dalla sofferenza, ma lo accompagna attraverso di essa. Oppure a un giovane convertito, pieno di entusiasmo, che deve imparare che seguire Cristo non significa che tutto diventerà facile, ma che tutto acquisterà significato e sarà gestibile. In entrambi i casi, si verifica lo stesso percorso di Pietro: pronunciare le parole giuste, per poi imparare gradualmente cosa significano veramente.
Il silenzio imposto, ovvero la pedagogia della pazienza divina.
Vale la pena soffermarsi su questo comando di silenzio, spesso trascurato dai commentatori. Gesù "ordinò loro severamente di non dirlo a nessuno". Non si tratta di dissimulazione, ma di pedagogia. Una verità proclamata prematuramente, se fraintesa, può diventare un ostacolo anziché un aiuto. Il titolo di Messia, scagliato in una folla carica di aspettative politiche, avrebbe scatenato un malcontento che Gesù non desiderava – non ancora, non in questo modo.
In ciò risiede una lezione preziosa per qualsiasi trasmissione della fede oggi. Certe verità devono maturare prima di essere proclamate ad alta voce. Non si tratta di paura, ma di rispetto per l'intelligenza di coloro che ascoltano. Gesù attende che i suoi discepoli abbiano vissuto la Passione e la Resurrezione, affinché la parola "Messia" assuma finalmente il suo vero significato sulle loro labbra: un significato che non può più essere confuso con quello di un signore della guerra.
Questa stessa preoccupazione è presente in ogni seria pedagogia spirituale: saper attendere il momento giusto per dire certe cose, non saltare le tappe della comprensione, dare tempo a una verità di dispiegarsi nel cuore prima di diventare una dichiarazione pubblica.
Cosa cambia questo testo nelle nostre vite
Nella nostra vita personale, questo testo ci invita a esaminare la natura della nostra stessa professione di fede. Credere che Gesù sia il Cristo non è una patina religiosa aggiunta a un'esistenza altrimenti immutabile. Significa accettare che anche i nostri fallimenti, le nostre sofferenze, i nostri rifiuti possano diventare luoghi attraversati da questa stessa logica pasquale: morte e risurrezione, perdita e nuova vita.
Nelle nostre relazioni, questo testo mette in discussione il nostro modo di etichettare gli altri. Come la folla che categorizzava Gesù secondo etichette familiari – Giovanni Battista, Elia, un profeta – rischiamo costantemente di ridurre gli altri a comode etichette anziché porre loro la vera domanda: "E tu, chi sei veramente?". Questo testo è un invito ad andare oltre le dicerie e a costruire relazioni personali.
Nella vita sociale, l'annuncio del rifiuto da parte degli "anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi" serve a ricordare che la verità, anche quando proviene da Dio, può essere rifiutata proprio dalle istituzioni che dovrebbero riconoscerla. Ciò richiede un'umile vigilanza: le nostre strutture ecclesiastiche o sociali non sono mai immuni dal rifiutare inconsapevolmente ciò che dovrebbero accogliere.
Nella vita della Chiesa, questo brano ci ricorda che la Chiesa nasce da una confessione – quella di Pietro – ma che questa confessione deve rimanere sempre aperta a essere chiarita da Cristo stesso. La Chiesa non ha ancora finito di comprendere chi è il suo Signore; è chiamata, come Pietro, a ricevere continuamente nuove profondità di questa identità.
L'eco patristica, liturgica e contemporanea del testo
Fin dai primi secoli, questo testo ha alimentato la riflessione cristiana sull'identità di Cristo. Origene, nel suo Commentario al Vangelo di Matteo, Libro XII, si sofferma a lungo sulla confessione parallela di Pietro a Cesarea di Filippo, vedendo in essa il momento in cui la Chiesa stessa riceve il suo fondamento – non nella sola persona di Pietro, ma nella fede che egli esprime, una fede che deve essere condivisa da ogni credente, diventando così egli stesso pietra viva dell'edificio. Cirillo di Alessandria, nel suo Commentario a San Luca, omelia XLIX, insiste sul legame tra la confessione di Pietro e l'immediato annuncio della Passione, vedendovi una pedagogia divina: Cristo non permette mai che la verità della sua messianicità sia separata dalla verità della sua croce, per timore che i discepoli costruiscano una fede incompleta, gloriosa ma non redentrice. Ambrogio di Milano, nella sua Esposizione del Vangelo secondo San Luca, Libro VI, sviluppa l'idea che il silenzio imposto da Gesù dopo la confessione di Pietro manifesti la sapienza divina che attende il tempo propizio – quello della Croce e della Risurrezione – affinché la verità messianica possa essere proclamata senza essere distorta dalle aspettative carnali di potere. Tommaso d'Aquino, nella Catena aurea su San Luca, capitolo nove, raccoglie queste letture patristiche e sottolinea in particolare, seguendo Beda il Venerabile, che l'ordine dei tre elementi — sofferenza, rigetto, risurrezione — corrisponde all'ordine stesso della salvezza: era necessario che il Figlio dell'uomo esaurisse ogni umiliazione umana prima che la gloria della risurrezione potesse manifestarsi pienamente.Dal punto di vista liturgico, questo brano occupa un posto speciale: nel Rito Romano viene proclamato la Dodicesima Domenica del Tempo Ordinario, Anno C, ma anche, in forma parallela, nel Vangelo di Matteo, in momenti in cui la Chiesa medita sui fondamenti della sua fede. La liturgia lo associa spesso alle letture dell'Antico Testamento sul Servo sofferente o sul Re messianico atteso, invitando l'assemblea a sperimentare in prima persona, nella preghiera comunitaria, questo duplice riconoscimento: chi è Cristo e cosa significa seguirlo fino alla croce.
In ambito contemporaneo, Joseph Ratzinger, in "Gesù di Nazareth", Volume Uno, ritorna a lungo su questa scena, sottolineando che la domanda "E voi, che dite?" rimane rivolta a ogni generazione di credenti; insiste sul fatto che l'autentica fede cristiana non può mai essere ridotta alla ripetizione di una formula ereditata, ma deve essere sempre una risposta personale e vissuta, capace di integrare lo scandalo della croce annunciato immediatamente dopo la gloriosa confessione.Lectio divina
«Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto… e il terzo giorno risorgere a nuova vita». Luca 9:22
Forse anche tu hai già pronunciato le parole giuste riguardo a Gesù – Salvatore, Signore, Messia – senza ancora sapere tutto ciò che queste parole ti richiederebbero. Cristo non si accontenta mai di una semplice professione di fede; si aspetta una vita pronta a vivere secondo ciò che proclama. Quale sofferenza nella tua vita stai ancora aspettando di vedere superata fino alla risurrezione? Dove ti trovi oggi tra le parole che hai pronunciato su Dio e la vita che vivi realmente con Lui? Hai il coraggio di lasciare che Cristo ridefinisca, a modo suo, il significato della tua fede?
Signore, tu mi interroghi come hai interrogato Pietro, e io voglio risponderti con la verità, non con formule apprese. Tu non mi hai nascosto la tua croce; insegnami a non nascondere la mia. Dammi la forza di affrontare i miei rifiuti, le mie notti oscure, con la serena certezza del terzo giorno. Fa' che la mia confessione non resti mai una parola vuota, ma diventi ogni giorno un po' più di vita donata. Tu che hai affidato ogni cosa nelle mani del Padre nella sola preghiera, insegnami questa stessa resa. Rimani con me fino alla mattina di Pasqua.
Un uomo solo, in disparte, il volto rivolto al silenzio del Padre, prima che cali la parola che cambia ogni cosa.
Percorsi per fruire di questo testo
Prenditi del tempo, come Gesù, per un momento di preghiera solitaria prima di prendere decisioni importanti o affrontare le domande cruciali della giornata. Chiediti onestamente, senza accontentarti di risposte preconfezionate sentite altrove, chi è Cristo per te oggi, nella tua vita, con le tue parole. Accetta che alcune verità spirituali hanno bisogno di tempo per maturare dentro di noi prima di essere condivise con gli altri. Riesamina una prova recente alla luce della logica pasquale: la sofferenza sopportata, poi la nuova vita che ne scaturisce. Abbi il coraggio, in un piccolo gruppo o nella confessione personale, di formulare ad alta voce la tua risposta alla domanda di Gesù, senza nasconderti dietro frasi imparate a memoria.
Cosa dice questo testo al nostro tempo
La nostra epoca ama le identità ostentate, i titoli proclamati sui social media, le convinzioni gridate prima di essere vissute. Questo testo propone l'opposto: una verità che si esprime prima nell'intimità di una relazione personale con Cristo, prima di essere condivisa con il mondo, e che accetta di essere immediatamente corretta, approfondita e rettificata, se necessario.
In quest'epoca segnata dalla fuga dalla sofferenza e dalla morte, c'è anche qualcosa di profondamente controintuitivo nel messaggio di Gesù: la grandezza non si raggiunge evitando la fragilità, ma vivendola pienamente, con la certezza che non ha l'ultima parola. Di fronte a una società che promette la felicità senza la croce, questo testo ci ricorda, con grande delicatezza ma senza compromessi, che la vera vita cristiana non elude mai la sofferenza, ma la attraversa, sostenuta dalla speranza della risurrezione.
Infine, in un mondo in cui le autorità, anche quelle religiose, possono talvolta rifiutare ciò che proviene veramente da Dio, questo testo ci invita a un'umiltà vigile: non presumiamo mai che le nostre certezze istituzionali siano automaticamente dalla parte della verità.
Preghiera
Signore Gesù, tu che ti ritirasti in un luogo appartato per parlare con il Padre tuo, insegnami a tacere prima di rispondere alle domande che contano davvero. Tu mi chiedi, come facevi con i tuoi discepoli di un tempo: «E tu, che dici? Chi dici che io sia?». Vorrei risponderti con le parole di Pietro, ma so che pronunciare il tuo nome non basta: devo anche accogliere tutto ciò che questo nome significa, persino la croce che tu mi annunci così chiaramente.
Tu che hai predetto la tua sofferenza senza fuggire da essa, insegnami a non fuggire dalla mia. Tu che sei stato rifiutato da coloro che avrebbero dovuto riconoscerti, concedimi la chiarezza di non rifiutare mai, per paura o per comodità, ciò che vorresti insegnarmi oggi. Tu che sei risorto il terzo giorno, sii la certezza nascosta nel cuore delle mie lotte, quando tutto sembra perduto.
Concedimi la grazia di confessarmi a te non solo con le labbra, ma con una vita che accetti di essere plasmata dalla tua croce. Fa' che io non mi fermi mai alle parole benintenzionate pronunciate una sola volta, ma che io continui, ogni giorno, a ricevere da te chi sei veramente. Amen.
Conclusione
La questione di Gesù rimane aperta a ciascuno di noi oggi, ben lontana da dicerie e risposte preconfezionate. Non cerca una formula da recitare, ma una vita plasmata da ciò che proclama. Dire che Gesù è il Cristo significa accettare di entrare con lui in un cammino dove la croce precede sempre la gloria, e dove questa proclamazione, lungi dall'essere una minaccia, diventa la promessa più solida di tutte: nulla di ciò che viviamo avrà l'ultima parola.
Pratiche
Ritagliatevi un breve momento di silenzio ogni giorno prima di pregare, come faceva Gesù nella solitudine.
Una volta alla settimana, formula per iscritto la tua risposta alla domanda "Chi sono io per te?".«
Riesaminare una difficoltà attuale alla luce della logica della morte e della resurrezione.
Evitate di ridurre una persona a una semplice etichetta; ponete piuttosto una domanda reale.
Accogliere una nuova verità spirituale senza condividerla immediatamente, lasciandola maturare.
Rileggi questo testo durante un esame per trovare una via che ne permetta di comprenderne il significato.
Riferimenti
L'antichità e i Padri della Chiesa (I-V secolo)
- Origene, Commentario al Vangelo di Matteo, Libro XII - riflessione sulla confessione di Pietro a Cesarea di Filippo come fondamento della Chiesa nella fede condivisa da ogni credente.
- Cirillo di Alessandria, Commentario a San Luca, Omelia XLIX — collegamento tra la confessione messianica e l'annuncio immediato della Passione, per evitare una fede gloriosa priva di dimensione redentrice.
- Ambrogio di Milano, Esposizione del Vangelo secondo San Luca, Libro VI — il silenzio imposto da Gesù come sapienza in attesa del tempo favorevole della Croce e della Risurrezione.
I padri tardi e il Medioevo (V-XV secolo)
- Tommaso d'Aquino, Catena aurea su San Luca, capitolo nove — sintesi patristica sull'ordine sofferenza-rifiuto-resurrezione come logica stessa della salvezza.
Contemporaneo (XX-XXI secolo)
- Joseph Ratzinger, Gesù di Nazareth, Volume uno — la questione di Gesù rivolta a ogni generazione, che richiede una risposta personale e non una formula ereditata.
✝ Riferimenti biblici
3 brani · 2 libri
Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. (Luca 19:10)
Il Vangelo della Misericordia: Gesù vicino ai poveri, alle donne e ai peccatori.
→ Esplora il Codex Luc- Ti seguirò ovunque tu vada (Luca 9:57-62)
- Il più piccolo tra tutti voi è colui che è grande (Luca 9:46-50)
- Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato agli uomini. I discepoli ebbero paura di interrogarlo su questo dicendo (Luca 9:43b-45).
- Giovanni, io l'ho fatto decapitare. Ma chi è quest'uomo di cui sento dire queste cose? (Luca 9:7-9)
- Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire i malati (Luca 9:1-6).
- Perché non dovresti mai guardare indietro a ciò che ti sei lasciato alle spalle
- Ciò che Cassian apprende da un vecchio nel deserto sulla vera partenza
- Perché l'umiltà ci sfugge sempre nel momento stesso in cui pensiamo di averla afferrata?
- Cosa cambia la croce nella logica dell'amore
- Pierre ha detto la verità senza conoscerne il prezzo.
- Tre Chiese, una missione: quando il Nord America cattolico sceglie la fraternità anziché la paura.
- Atti 29: Il sesto continente non ha bisogno di apostoli perfetti, ma di apostoli disponibili.
- Colombia: Quando la missione diventa presenza e la presenza diventa preghiera.
- L'aereo donato a Leone XIV: il dono di beni gratuiti come memoria riscoperta della Chiesa

Il Figlio dell'uomo è venuto per servire e per dare la sua vita in riscatto. (Marco 10:45)
Il Vangelo dell'azione: Gesù, il servo potente, rivelato come Figlio di Dio sulla croce.
→ Esplora il Codice Marc- Come soffriva, come si addolorava la tenera Madre, mentre contemplava il suo divino Figlio tormentato! (Stabat Mater. Gv 19, 25-27)
- Voglio che tu mi dia subito la testa di Giovanni Battista su un piatto (Marco 6:17, 29).
- Tutti coloro che toccavano il lembo del suo mantello venivano guariti (Marco 6:53-56)
- Erano come pecore senza pastore (Marco 6:30-34)
- Giovanni, che io ho decapitato, è risorto! (Marco 6:14-29)
- Erode sente parlare di Gesù: cosa rivela la sua paura di noi
- Il cuore che non sa chiudere la porta alla sventura altrui
- Tornare a essere stranieri: cosa rivela Nazareth sul volto di Gesù
- Quando la paura di perdere la faccia uccide più facilmente dell'odio
- Qualche riflessione sulla fede: cosa vede Crisostomo nel fallimento dei discepoli.
- Leone XIV a Rimini: quando la Chiesa riscoprì il carisma come metodo di evangelizzazione
- Castel Gandolfo: Il silenzio del Papa e il governo dell'invisibile
- Jean-Baptiste, la voce che precede l'inaccettabile
- Dalla muelle de la vergüenza al puerto de la esperanza: Leone XIV, gli annegati dell'Atlantico e la memoria di Dio
- È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli (Mt 19,23-30).
- Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose (Luca 10:38-42)
- Rabbino, fammi riacquistare la vista! (Marco 10:46b-52)
- Noi saliamo a Gerusalemme. Il Figlio dell'uomo sarà tradito (Marco 10,32-45).
- Riceverete, in questo mondo, cento volte tanto, insieme alle persecuzioni, e nel mondo a venire, la vita eterna (Marco 10:28-31).
- Perché l'umiltà ci sfugge sempre nel momento stesso in cui pensiamo di averla afferrata?
- Lasciarsi tutto alle spalle per ricevere tutto: la promessa della nuova genesi
- La natura radicale del Vangelo: quando Dio si rifiuta di invecchiare
- Seduti con Dio, ma non ancora — L'arte cistercense di camminare prima di regnare
- Amare se stessi: il comandamento dimenticato al centro del Vangelo
- Un milione di voci di bambini: quando il rosario diventa una veglia globale per la pace
- Quando la folla si alza: cosa rivela Place de la Concorde dello spirito che non muore mai
- Il prezzo di un bambino: quando diciotto miliardi di dollari non possono riscattare un'anima
- Brasile: Quando la sete di Dio sfida le statistiche del declino della Chiesa cattolica















































